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Gli occhi di Aisha

Gli occhi di Aisha

In un attico lussuoso al decimo piano del Numero 8, uno degli edifici più nuovi ed eleganti di Copenaghen, viene ritrovato cadavere Sten Hoek, ex cacciatore di terroristi nel Pet – il servizio segreto danese – finito negli ultimi anni a guidare la sicurezza di una delle più importanti società di trasporto marittimo. L’appartamento devastato, il corpo straziato nonostante l’uomo fosse allenatissimo e in perfetta forma fisica. Sulla scena del crimine piomba prima dei fotografi della Scientifica e dei medici legali l’ispettore Axel Steen. Lui ha sempre avuto un talento speciale per decifrare i segni sulle scene del delitto, ben consapevole che in genere è proprio la prima impressione quella giusta, perché per quanto sia orrendo un delitto traspare sempre in controluce un disegno. Eppure stavolta c’è qualcosa che avverte gli possa sfuggire, perché mancano sia logica che ordine. O forse perché è il primo caso di omicidio per lui dopo quasi due anni trascorsi a superare il brutto incidente dal quale è scampato vivo per miracolo, poi la dipendenza dall’alcol e dalla droga. Il morto è ancora legato alla sedia con un nastro telato, sembra che abbia pianto sangue, ci sono lesioni da difesa sulle dita, ecchimosi intorno agli occhi, un taglio sulla fronte, la gola lacerata. Ora l’ispettore si sente stordito e prova un singolare disgusto. Tutta colpa di quegli occhi sbarrati: al cadavere l’assassino ha tagliato le palpebre. Cosa hanno visto quegli occhi?

Trama avvincente, anche stavolta non delude le attese degli amanti del genere Jesper Stein, giornalista d’inchiesta danese che da anni sforna apprezzati polizieschi. Dalle prime righe il lettore resta incollato alla pagina per quanto sia poderosa la sfida (512 pagine l’edizione cartacea e oltre 6400 posizioni l’ebook): merito di una costruzione certosina attorno a quel singolare personaggio che è l’ispettore Axel Steen, giunto così alla quarta indagine (presto andrà in onda una serie tv), figura dal grande portato valoriale, poliziotto d’altri tempi, che ricorda quei supereroi Marvel tutti d’un pezzo ma dal volto umano. Dice Axel di se stesso: “Nel mio lavoro l’unico riguardo è nei confronti della verità”. A Khalid (altro personaggio ricco di umanità) che cerca di rabbonirlo dicendogli “Lascia stare, Axel, non puoi salvare il mondo. È marcio, devi abituarti all’idea” l’ispettore replica: “Non sono d’accordo. Devo fare qualcosa”. Dietro l’omicidio si dipana la trama di un intrigo internazionale nel quale l’ispettore si scontra con le esigenze dei servizi segreti: ritorna dunque l’antico tema della ragion di stato. E la ricerca della verità diventa un’impresa piena di ostacoli e di insidie. Non mancano i colpi di scena, attraverso altri strani omicidi, ma anche quadri di intimità affettiva nei quali prevalgono le figure dell’ex moglie Cecilie, dell’attuale partner Henriette e della figlia, la piccola Emma. Da sfondo lo skyline di Copenaghen: sospesa tra disegni futuristici (il Numero 8), le giungle affrescate di Hans Scherfig, i colori di Christiania e gli spaccati d’una cittadina provinciale propri di alcune vie di Amager, che qualcuno chiama ancora l’isola della merda dopo che per secoli il comune vi aveva sversato le fogne. Ecco un altro merito di Stein: fa venire la voglia di volare a Copenaghen.