Gli orologi di Praga

Gli orologi di Praga

Quel giorno in una libreria nei pressi dei viali del Lido, prima dell’inizio di una conferenza, Paolo preleva da uno scaffale tre volumi usati, acquistabili. Il volto di Milan Kudera, Utz di Bruce Chatwin e Due racconti praghesi di Rainer Maria Rilke. Lasciandosi guidare dai testi, torna a Praga, per affacciarsi sulla Moldava dal Ponte Carlo, fare un “viaggio letterario”, vedere la città d’oro descritta da Neruda, Hašek, Kafka, Hrabal. Così si dirige alla birreria U Kalicha, dove la polizia austro-ungarica arresta Sc’vèik, protagonista del romanzo Il buon soldato Sc’vèik, di Jaroslav Hašek. L’antica bottega Alle Tre Sfere d’Oro invece, dove Hašek lavorò come apprendista commesso, non c’è più. Al suo posto un negozio di articoli sportivi. Dalla visita al Kafka Museum affiora il ricordo de La Metamorfosi, la “storia straordinariamente disgustosa” di Gregor Samsa, trasformato in scarafaggio. Il nido letterario, la solitaria casetta al numero 22 del Vicolo d’oro del Borgo del Castello, dove scrisse la raccolta di racconti brevi Un medico di campagna, ospita adesso un negozio che vende guide turistiche e le sue opere. Al numero 17 di via Husova, La Tigre d’Oro è sempre lì, l’osteria che fu il quartier generale di Bohumil Hrabal, nella lista degli autori proibiti, dalla fine della Primavera di Praga fino al 1975, morto suicida come Haňt’a, il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa, e Vladimir Boudník, l’amico di una vita. Non manca una visita a palazzo Melantrich in piazza Venceslao, dove nel novembre del 1989, dal balcone del terzo piano, Marta Kubišova intonò la sua Preghiera per Marta, canzone simbolo dell’opposizione al regime sovietico. Svoltando da Linhartskà trova per caso, pur essendone alla ricerca, la statua di Rabbi Löwe, in una nicchia angolare del municipio. Il Rabbi, difensore della comunità israelitica e creatore del Golem, nel 1580, essere privo di anima, modellato nella creta rossa della Moldava, che ogni trentatré anni ricompare nelle notti praghesi. Leggenda trasposta sul piano letterario da Gustav Meyrink. E alla fine il viaggio di ritorno, in treno, perché il volo è stato cancellato causa maltempo...

Per Paolo Ganz, scrittore e viaggiatore, i libri sono passione, una guida, l’interesse principale nella vita. I libri condizionano positivamente il suo pensiero e ordinano, di aspettare, amare, partire. I libri raccontano storie, accadute davvero e anche quelle un po’ strane. E Praga di queste storie, da raccontare, ne ha tante. Molte sono raccolte ne Gli orologi di Praga, il suo ultimo lavoro. Il libro è un itinerario nella Capitale della Repubblica Ceca, tra vicoli, birrerie, piazze, ponti, palazzi. Qui scrittori come Kafka, Jaroslav Hašek, Bohumil Hrabal, hanno creato le loro opere, donne e uomini hanno segnato la storia dell’opposizione al regime sovietico, e leggende inquietanti e oscure continuano a tramandarsi. Nelle pagine del libro, quasi una sorta di raffinata e godibile guida turistica letteraria, si apprendono nozioni interessanti sugli autori de Il buon soldato Sc’vèik, La Metamorfosi e Un medico di campagna (due tra i libri che valgono, come scrisse Kafka all’amico Max Broad, in una lettera nel 1922), Una solitudine troppo rumorosa o Treni strettamente sorvegliati. Si legge delle vicende di Marta Kubišova e dei Golden Kids, della musica, al pari della letteratura, simbolo della Primavera di Praga e del sogno del socialismo umano di Dubček. E ancora delle morti di Jan Palach e Jan Zajíc, che si dettero fuoco per risvegliare le coscienze e opporsi ai carri armati sovietici. Interessanti alcuni aneddoti, come l’incontro nel 1993, alla birreria di via Husova, tra Hrabal e Giulio Einaudi, che voleva far dono allo scrittore ceco del catalogo completo della casa editrice. Il viaggio letterario nella città d’oro cattura per la prosa delicata e raffinata, per le emozioni che suscita.



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