Salta al contenuto principale

Gli stregoni della fisica

Gli stregoni della fisica

In una notte del 1846, Johan Galle scrutava il cielo con un telescopio di ottone. Quando le luci di Berlino si spensero nel mirino comparve una nuova stella. O, meglio, una stella mai annotata dai cartografi ma prevista nei calcoli del parigino Le Verrier. Si trattava di un pianeta, era Nettuno… Nella cittadina tedesca di Karlsruhe, nel 1887, Heinrich Hertz regolava il suo apparecchio fatto di fili di rame e sfere di zinco e, quando vide – anzi udì – una scintilla, esultò: venticinque anni prima James Maxwell aveva intuito la possibilità di ricreare la forza elettromagnetica, ma morì prima dell’esperimento eseguito con successo da Hertz… Alla fine degli anni Venti, Paul Dirac formulava quella che è considerata “l’equazione più bella” della fisica: perfetta sulla carta ma contraddittoria, quasi surreale, alla prova della realtà; eppure, pochi anni più tardi, quella formula svelò la presenza delle antiparticelle della materia, dell’antimateria… Nel 1945 Arthur C. Clarke, il celebre scrittore di fantascienza, scriveva un articolo scientifico per proporre l’utilizzo di satelliti per le telecomunicazioni da una parte all’altra della Terra; l’idea, accolta inizialmente con diffidenza, contribuì all’avvio dell’era spaziale e della radioastronomia… Nel 1964 il britannico Peter Higgs pubblicava articoli che sembravano rivoluzionari per la presenza di una particella mai rilevata ma necessaria all’esistenza di ogni cosa (“voi e io, i biscotti, le lumache, le stelle e le galassie”); nel 2012 il Cern di Ginevra “beccava” la particella: era il bosone di Higgs, appunto, il cardine di tutti gli studi scientifici che verranno… Trascorse, invece, quasi un secolo fra teoria e prova sperimentale nel caso delle onde gravitazionali: gli apparecchi che misurarono le onde generate dallo scontro di due buchi neri nel 2016, gli interferometri, diedero ragione allo stregone più geniale di tutti: Albert Einstein…

Con storie come queste, ben raccontate anche per lettori digiuni di scienza, Marcus Chown ha voluto rappresentare “la magia al cuore della scienza, la sua capacità di prevedere cose che, quando le andiamo a cercare, risultano esistere davvero nel mondo reale”. I protagonisti sono grandi menti che hanno dedicato l’intera vita allo studio, hanno obbedito all’intuizione e hanno perseverato nella ricerca. Nonostante l’immenso impegno, si tratta di uomini che si sono concessi la meraviglia di rimanere a bocca aperta, lo stupore, di fronte a calcoli ed equazioni che lasciavano presagire nuove scoperte. Sono, del resto, gli eredi di Galileo che, per riportare le sue osservazioni, sconfinava in riflessioni che nulla avevano da invidiare al pensiero letterario e filosofico; e sono i colleghi del fisico quantistico Dirac – genio e sregolatezza allo stato puro. Entrambi, in epoche diversissime, non hanno esitato ad accostare la matematica a Dio per dare un senso alla grandiosità e alla misteriosa perfezione dell’universo pure quando è tradotto in cifre e simboli. Secondo l’autore, radioastronomo al California Institute of Technology (Caltech), divulgatore e inventore di una delle utilissime app per osservare il cielo, nella fisica resisterà sempre uno spiraglio per gridare al miracolo e gli scienziati continueranno a essere visionari. Non è una semplice speranza romantica: lo stupore è utilissimo, perché consente alla scienza stessa di funzionare.