Gli svizzeri muoiono felici

Carlo Farinelli sta avanzando fra le rocce del Piz Coroi con il suo amico Eugenio. Si conoscono da una vita, hanno condiviso di tutto, dalle escursioni montane ai viaggi in bicicletta e alle vittorie della Juventus e tutto senza mai una discussione. Ma Carlo si è innamorato di Sara, la moglie di Eugenio. E lei si è innamorata di lui. D’altronde per lei non è stato difficile, a causa della leggerezza di Eugenio e dei suoi tanti tradimenti. Ma Carlo è tormentato. In nome dell’amicizia, vuole dire tutto a Eugenio e vuoi per questo stato d’animo, vuoi per il tempo uggioso e per la pioggerellina che sta tormentando questa loro escursione, alla fine si decide e spiffera tutto, confidando nella comprensione del suo amico. Ma Eugenio non ha proprio la reazione che si aspettava Carlo: ride, ma al tempo stesso è arrabbiato, gli dice che ha fatto male a dirglielo, sarebbe stato meglio avesse mantenuto il segreto, perché adesso ci andranno di mezzo tutti, Sara, Carlo, i ragazzi e tutti quelli che li conoscono. Sostiene che avrebbe dovuto stare zitto, litigano e poi comincia a picchiare Carlo: prima uno schiaffo, poi una spinta, un pugno, mentre continua a ridere, anche se non sta scherzando. Carlo prova a fermarlo, ma l’altro prosegue, un pugno sulle labbra con relativa ferita che sanguina, sullo zigomo, in pieno stomaco. Carlo prova a evitare, finché reagisce e si butta contro Eugenio che vacilla e cade all’indietro, mentre l’amico gli finisce addosso, cadendo a sua volta. Una roccia lo ferisce alla base del collo che sanguina copiosamente. Si gira per insultare Eugenio, ma lui non risponde. Tenta di scuoterlo, ma niente. È morto e nonostante i tentativi non sente alcun respiro né battiti. Viene preso dal panico e comincia a vedere il film di tutto quello che potrebbe succedere: qualsiasi cosa dirà, di certo verrà incolpato! Vede addirittura i titoli dei giornali e si immagina in prigione. Decide quindi di lasciarlo in un torrente lì vicino, con i vestiti e lo zaino pieno di sassi affinché rimanga sul fondale. D’altronde nessuno sa che sono andati in montagna insieme...

Perché gli investigatori dei romanzi, siano essi investigatori privati o appartenenti alle forze dell'ordine, sono sempre così lontani dalle cose semplici della vita? Perché non hanno rapporti sentimentali normali, vite normali, rapporti umani normali, o meglio vissuti normalmente, senza dover sembrare a tutti i costi indifferenti o anaffettivi? Perché sembrano non saper godere delle piccole cose di tutti i giorni? L’investigatore privato Elia Contini, creato dalla penna di Andrea Fazioli, rientra perfettamente nella categoria, non è da meno rispetto a tanti suoi blasonati colleghi: persino farsi confezionare un regalo a Natale sembra essere una “cosa strana”, dato che non si è mai “spinto” fino a tanto! Nello sfondo di una Lugano bellissima a Natale, fredda sì, ma riscaldata da luci, vin brulè e le tradizioni tipiche del periodo, l’investigatore Contini, con i suoi tempi lunghi e una totale negazione verso la tecnologia (il suo computer, di tutto rispetto, per carità, ma pur sempre troppo datato, è un vecchio Mac G3), in barba agli insegnamenti di Renzo Maltese, suo titolato collega, ovvero che “ogni caso è una rete di connessioni”, arriva comunque alla conclusione dei suoi casi, anche di questo che sembra particolarmente complesso e lo fa portandoci al punto di farci quasi credere ai fantasmi. L’ironia nascosta fra le righe rende la lettura estremamente piacevole e il personaggio è di sicuro un altro di quelli da tenere con estremo piacere sul comodino.

 

 


 

0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER