Gray

Gray

Cambridge. Un ragazzo cade da una torre della Cappella e il dott. Augustus Huff, suo tutor, nei giorni successivi viene disturbato mentre si trova sprofondato nella sua poltrona-pensatoio, a studiare e scrivere. È Elena, la donna che nel college si occupa si rifare i letti. In quello stesso piano si trova anche la stanza del ragazzo morto, Elliott Reginald Fitzroy, futuro lord Fairbanks. La donna, facendosi il segno della croce, blatera qualcosa a proposito di fantasmi e del fatto che il giovane sia stato assassinato e quindi il suo spirito si aggira senza pace nella sua stanza. E lei deve pulirla! Il professore (che proprio professore ancora non è...) nel college ha la nomea di essere l’uomo del soprannaturale, solo perché studia i nessi, le superstizioni, il pensiero magico... È pieno di tic, di manie, fobie e di riti che deve compiere, come il lavarsi spesso le mani, ma proprio ai fantasmi non ci crede nemmeno un po’! Decide però di aiutare la donna e quando entra nella stanza del ragazzo e sente il rumore dell’aspirapolvere, mentre l’aggeggio si trova spento lì, a due passi da lui, pensa subito a una telecamera nascosta e ad altri studenti che proprio in quel momento se la stanno godendo un mondo. Il problema sorge quando sente la voce di Elliott. “Scemo!”, dice, ma il prof è sempre più convinto che si tratti dei soliti buontemponi. Si mette a cercare trasmettitori e qualcosa atto allo scopo. La voce fa: “Sbagliato di poco, è sempre sbagliato!”. La faccenda si fa davvero seria, ma poi vede una piccola cosa che si muove sotto le coperte. È Gray, il pappagallo cinerino di Elliott, che lo imita alla perfezione...

Una chiave di lettura diversa dal solito e soprattutto un “Virgilio” completamente diverso dall’abituale che accompagna il lettore lungo tutto il romanzo, alla scoperta dell’assassino. Già, un thriller con un pappagallo come protagonista non è che capiti tutti i giorni, soprattutto un pappagallo al quale qualcuno ha pazientemente insegnato cose che gli permettono di intervenire in ogni parte della storia e sempre a ragion veduta! All’inizio si presenta con un biglietto da visita che fa sorridere e una donna delle pulizie spaventata dalla sua capacità di imitare le voci, soprattutto quella del ragazzo morto. Poi le sue parole, i suoi interventi, che possono sembrare frasi senza senso ripetute solo perché sentite da qualche parte – visto che capta tutto ciò che ha un suono che lo interessa, parolacce in primis – ma solo dopo una settimana di ricerche forsennate il dott. Huff scopre che hanno una loro ragione di essere pronunciate, se solo ci si mette un po’ più di attenzione. Dal suicidio alla disgrazia e poi all’omicidio, la strada è breve. I sospetti cadono su mille persone diverse, ma solo nel momento in cui lo stesso Huff rischia la vita, la soluzione gli appare con estrema chiarezza davanti agli occhi. E pensare che in un momento particolarmente pericoloso dubita anche di Gray, pensandolo strumento in mano a un assassino, quando invece, nel suo modo strano di reagire, la bestiolina è comunque quello che dimostra di sapere individuare il filo sottile che passa tra il bene e il male e gli salva la vita! E probabilmente l’avrebbe salvata anche al suo padrone, se solo...



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