Greyhound

Al di là dell’orizzonte il mare si estende per migliaia di chilometri, in ogni direzione, con profondità che superano i tremila metri. E dopo quei tremila metri c’è il fondale oceanico, un mondo inesplorato e sconosciuto che gli uomini non sono destinati a visitare, se non come morti inglobati nelle bare di metallo delle loro navi affondate. In superficie, la zona racchiusa dall’orizzonte ospita trentasette navi, diverse tra loro come i movimenti che le agitano. Ce ne sono di grandi e di piccole, alcune sono munite di boma ed altre di bigo, alcune sono nuove ed altre vecchie, alcune sono mercantili ed altre petroliere. Ogni nave reagisce in modo diverso alle direzioni del timone; ognuna è influenzata in modo diverso dalle onde che arrivano contro la prua, la poppa o il traverso. Poi, occorre tener conto della variabile umana. Uomini diversi sono a bordo delle navi, uomini di ogni tipo, lenti o rapidi nel reagire, avventati o cauti, di lunga esperienza o alle prime armi. Sono tutti impegnati a tenere le eliche in movimento, le navi a galla e sulla rotta giusta e sono tutti parti delle navi sulle quali stanno prestando servizio, macchine assolutamente non perfette proprio a causa della loro variabilità umana. Sono circa duemila gli uomini che fanno parte della flotta e tutti dipendono dall’operato del comandante George Krause della marina militare statunitense. Quarantadue anni, un metro e ottanta per settanta chili di peso, occhi grigi, Krause non solo ha l’incarico di proteggere il convoglio, ma è anche ufficiale in comando della Keeling, il cacciatorpediniere entrato in servizio nel 1938. Krause è nella sua cabina ed ha appena fatto la doccia. Nelle ultime trentasei ore, quella è stata la sua prima occasione per lavarsi e sa perfettamente che potrebbe passare parecchio tempo prima che gliene sia concessa un’altra. Indossa la biancheria di lana, la camicia, i pantaloni, le calze e le scarpe. Sta per prendere il maglione che ha deciso di indossare, quando una nota acuta dal campanello sulla paratia e le parole del portavoce del tenente Carling attirano la sua attenzione. È richiesta la sua presenza in plancia…

Il titolo originale del romanzo di Cecil Scott Forester - apparso per la prima volta nelle librerie nel lontano 1955 - è molto più evocativo rispetto a quello poi utilizzato, scelto per meglio collegarlo all’omonimo film in contemporanea uscita sulla piattaforma Apple TV. The good shepherd - Il buon pastore, questo il titolo originale, appunto - offre un’utilissima chiave di lettura, che permette di cogliere in maniera chiara il significato della storia e di comprendere appieno anche l’indole del protagonista. Inoltre, è interessante notare che la tattica principale utilizzata dai temutissimi U-boot, i sommergibili tedeschi di cui tanto si parla in questa vicenda, viene da sempre definita del “branco di lupi”, pertanto l’associazione con la figura del pastore pare perfetta. La storia è ambientata nel 1942, quando gli Stati Uniti hanno appena dichiarato guerra al Giappone e sono ufficialmente entrati nel secondo conflitto mondiale. George Krause, al comando di un convoglio formato da trentasette mercantili lungo la rotta del Nord Atlantico, deve difendere le navi dagli attacchi dei terribili U-boot tedeschi, superiori in potenza e in numero. Il romanzo non è altro che la narrazione degli ultimi due giorni di viaggio. La missione è estremamente complicata, non solo a causa dell’elevato numero di navi da scortare, ma anche perché è assolutamente necessario, e tutt’altro che facile, far sì che tutte le navi mantengano la loro posizione, per impedire che il nemico si serva del mare, profondo e infimo, come di un nascondiglio in cui celare in maniera pressoché perfetta i suoi strumenti di morte. Tre grandi attacchi ai sommergibili del convoglio e diverse azioni minori vengono descritte con dovizia di particolari dall’autore, che rivela profonde conoscenze tattiche e strategiche, frutto sicuramente di un profondo lavoro di studio e ricerca. Allo stesso modo, estremamente interessante è lo stile narrativo, completamente incentrato sul punto di vista del protagonista, uomo animato da un profondo senso del dovere che trova le sue radici sia nell’educazione religiosa ricevuta, sia nella disciplina militare, da molto suo unica regola di vita. Krause è un militare tutto d’un pezzo, per cui i bisogni primari passano in secondo piano di fronte all’unico obiettivo che davvero importa: salvare il maggior numero possibile di vite. La quotidianità logorante legata alla guerra viene espressa in maniera diretta e cruda e, a volte, la presenza di tecnicismi rende la lettura lenta e ostica per chi sia completamente digiuno di conoscenze in merito. A parte questa piccola pecca, però, il romanzo è interessante e offre uno spaccato storico ben descritto e rappresentato ed è perciò assolutamente consigliato a chi nutra interesse per il periodo nel quale la vicenda si snoda.

 


 

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