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Gutenberg il geek

Traduzione di
Editore
Articolo di
XV secolo. 3000 lettere al giorno ad opera di un singolo lavoratore, complessi e multiformi sistemi di font, 290 caratteri diversi per comporre la prima Bibbia Latina, creazione di maiuscole decorate e dimostrazioni di stampa a due colori. Oggi le abilità di uno stampatore non insegnano niente di più rispetto al principio generale su cui si fondò la rivoluzione di Johannes Gutenberg. Un grande inventore e un insigne artista del libro, come si può constatare, ma  perché il giornalista ed esperto di media Jeff Jarvis lo definisce il primo imprenditore tecnologico della storia e in particolare il Santo Patrono della Silicon Valley?
La Bibbia di Gutenberg a 42 righe. La storia della stampa a caratteri mobili. Un’invenzione, come ha scritto John Man in The Gutenberg Revolution: How Printing Changed the Course of History, “in attesa di essere scoperta”. Grazie alla genialità dello stampatore di Magonza, “non cambiò soltanto la letteratura ma anche la politica, la religione, l’educazione, la nostra percezione di noi stessi, i nostri ricordi”. Così si esprime sull’Observer l’opinionista John Naughton, un’altra delle significative citazioni inserite da Jeff Jarvis in questo e-book in cui si spiegano e argomentano le cause che hanno potuto determinare la rivoluzione dell’arte tipografica e ancor più l’idea per la quale le scoperte e le invenzioni di Gutenberg hanno reso lo stampatore “il primo geek di tutti i tempi”. Valerio Bassan, curatore dell'edizione italiana di Gutenberg il geek, dà risalto peraltro alla scelta qui descritta di passare “da un modello chiuso ad uno aperto”. Si definì presto l’importanza di formare nuovi stampatori in modo che l’invenzione si consolidasse. Albert Kapr, in Johann Gutenberg: The Man and His Invention, rivela ulteriori curiosi dettagli: «Gutenberg sperava che i detestati rivali Fust e Schöffer non riuscissero a surclassare gli altri perché possedevano il monopolio dell’attività, così fece in modo che la nuova arte si diffondesse il più possibile in un mercato libero e aperto». La comprensione di questo progresso e la conoscenza dei processi sottesi motivarono difatti Gutenberg a lavorare sodo stampando per di più manuali di grammatica, calendari e libretti di preghiera, anche dopo aver perso la sua prima stamperia e parte delle sue strumentazioni, scegliendo un modello quasi open source, favorendo la condivisione e lo sviluppo della sua tecnica di stampa. “Solo rimanendo open source”, ripeterà  Jarvis, “come fu la stampa per alcuni, anzi, per tutti, la Rete può concretizzare il suo potenziale e noi il nostro”. Ecco allora la questione del nostro tempo: «All’interno della parentesi di Gutenberg, la creatività assunse un forte senso di proprietà intellettuale e di attribuzione, poiché il prodotto divenne più importante del processo. Contemporaneamente, la conoscenza e la nostra visione della conoscenza divennero lineari […] Oggi, mentre usciamo dalla parentesi, informazione e conoscenza vengono trasmesse da link a link, da click a click, rimescolate lungo la strada, sono più processo che prodotto e sono legate con meno forza alla proprietà intellettuale». Si capisce insomma quale tendenza è decisamente prevalente (la storia della creazione di Gutenberg oggi è più che mai attuale!) e perché questo saggio impressiona favorevolmente.