Hamburg – La sabbia del tempo scomparso

Hamburg – La sabbia del tempo scomparso

Brillare di incendi sulle colline. Il libraio si aggira nel bosco, dove il fuoco è già passato e gli alberi ancora crepitano. Cosa sia il suo mestiere è difficile da dire, lui stesso si arrovella, se non che “risponde a un credo che conduce all’antitesi”. Contro l’abbondanza di libri stampati per fare soldi, lui sottrae altri libri dall’oceano della carta stampata, libri altrimenti destinati all’annegamento. Realisti, veristi, d’avanguardia e retroguardia, libri espressionisti, futuristi e surrealisti; anarchici, dadaisti, prefascisti. Libri con una faccia, con un passato e che non avrebbero futuro. Il libraio osserva i clienti che entrano nel suo negozio, vaticina su quale volume si poseranno le loro mani. C’è chi, come Lucio, ovvero Battisti, cerca il libro di Dio. Un libro inesistente, che “esiste senza esistere”, perché ha una copertina che cambia ogni secondo che passa. “Lo cerco da anni ed è qui, da qualche parte, dobbiamo soltanto trovarlo.” C’è anche un gruppo di lettori che ogni lunedì si ritrova per leggere e ascoltare. Un giorno, uno dei lettori porta alcuni romanzi di un autore misterioso, M.D. Inizia la lettura e gli ascoltatori vengono trascinati nella città di Amburgo nel 1943. Un uomo viene mandato al fronte, in Italia, in un battaglione di giovani puniti per aver espresso opinioni antinaziste. Ad Amburgo, sua moglie e il suo bambino aspettano che ritorni. Quando le sirene gridano, si rifugiano nella cantina dei Kahn, nel palazzo in Katharinenstraße. Intanto, in un castello del Québec si decide il piano per la devastazione di alcune città tedesche. Pioverà fuoco, i palazzi saranno rasi al suolo. Dall’Italia verranno prelevati uomini, raccolti per strada da camion militari, e portati fino in Germania. Avranno il compito di scavare tra le macerie e il fango e poi ricostruire...

Una casa editrice torinese pubblica, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, alcuni romanzi brevi di un autore misterioso: M.D. I suoi romanzi vengono ritrovati in una libreria, consunti, ingialliti, dimenticati e soffocati dai volumi editi per fatturare. Hamburg, Uomini cavi, Treno di notte, Bahadir contengono storie che saltano nel tempo, sono imbuti che fanno scivolare e tornare sempre a un solo centro, Amburgo, che nel luglio del 1943 si trasforma in un enorme buco nero sotto i colpi di oltre settecento bombardieri della RAF, durante l’operazione militare chiamata Gomorrah. Hamburg è un libro che contiene altri libri, come fossero scatole cinesi. Vincitore del Campiello Opera Prima 2019, ha un’architettura che si alimenta della lettura. Mano a mano che si procede, le mura crescono con la voce polifonica dei protagonisti. Un libro sulle persone, sulle piccole creature spaventate nascoste nelle cantine, mentre sopra le città vengono rase al suolo. Amburgo è il principio, lo sdoganamento di un modo di fare guerra distruggendo le città. Marco Lupo è un libraio, oltre che uno scrittore. “È strano l’effetto che fanno le azioni quando ci immedesimiamo in chi le subisce” si dice in Hamburg. I libri servono proprio a questo: attraverso le voci dei personaggi si arriva alle loro storie, che poi non sono niente altro che la realtà filtrata. Si entra nelle vite dei personaggi, nel loro sangue. Dalla macroscopica cronaca storica alla microscopica esistenza della gente comune. È lì che Marco Lupo si concentra e va cercando la trama, così come anche la voce di Arno Schmidt, citato più volte, invita a fare per comprendere quello che accadde allora: La “grande” storia non è niente: fredda, impersonale, implausibile, sommaria (falsa per giunta): io voglio solo le “antichità private”: lì c’è vita e segreto.



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