Have a nice day

Have a nice day

Il bar dell’Auditorium fa da sfondo all’incontro di Oli con Emma, la sua futura insegnante di inglese. Il consiglio le è arrivato dalla sua amica Marta, la necessità è quella di rispolverare il suo “vocabolario britannico”. Emma è perfetta come insegnante: capelli biondi di media lunghezza, occhi azzurro intenso, un filo di rossetto, orecchini di perle e un incredibile cappottino rosa sopra una maglia di lana color panna, una gonna a fiori, stivali di camoscio con le frange, insomma quel genere di abbigliamento che la rende una perfetta e romantica donna inglese... E cosa c’è di meglio, in quell’incontro, che consumare la più classica “cup of tea” mentre ci si presenta e si fa un minimo di conversazione? Emma fa subito un passo falso non appena scopre che Oli è il diminutivo di Olivia: “The same name of Popeye’s girlfriend!”... E no, la fidanzata di Braccio di Ferro, proprio no! Non ha molto a che vedere con il leggendario sense of humour inglese. Insomma le due non partono con il piede giusto! Oli si racconta: ha dimenticato molti vocaboli per questo vuole ripassare l’inglese. È sposata, non ha figli, fa sport e si occupa dell’azienda di famiglia. Emma le corregge alcuni vocaboli e si presente a sua volta: londinese, vedova, due figli, una mamma anziana, si è laureata a Cambridge in Psicologia e Filosofia e ha insegnato nella stessa Cambridge, ma ora è in pensione. È in Italia da qualche mese, è stata a Venezia, Firenze, Ravenna, Napoli e ora ha deciso di fermarsi a Roma per studiare l’arte. Non parla bene l’italiano, non conosce nessuno, condivide un appartamento con tre ragazzi e un signore antipatico, ma è felice di essersi presa questo speciale periodo sabbatico nella Città Eterna...

Il consiglio è riservato a tutte le cinquantenni che si sentono insoddisfatte, trascurate, che sono piene di energia ma non sanno come e dove convogliarla: il personaggio di Olivia è per voi! Diretta, schietta, senza peli sulla lingua. Le basta una piccola spinta e rimette tutto in discussione, ricomincia da capo, a cominciare da quel “piccolo particolare” non proprio trascurabile: dà un ultimatum che non ammette repliche al marito: “Una settimana e poi raccogli le tue cose e sparisci!”. Supera la frustrazione di un matrimonio ventennale vissuto senza entusiasmo, passione, forse anche senza amore e soprattutto supera le bugie di quel mellifluo di Luca che ha l’amante, ma nega fino alla morte! Ad averne di donne così coraggiose, pronte a fare un salto nel buio, anche se, per carità, con il supporto economico di un’attività propria che proprio nulla non è! Ad averne di donne che sono pronte a tutto, anche a mettere in discussione la propria sessualità, salvo poi scoprire un po’ di più su loro stesse. Ad averne di donne così impavide che sono pronte a lasciare anche il proprio Paese, per trasferirsi all’estero, nonostante la difficoltà della lingua, senza pensarci troppo, vendendo tutto e preparando la valigia. Un bell’esempio e soprattutto una bella lettura, che non manca di colpi di scena, di tenerezza, di una “vena thriller”, di un pizzico di cultura, insomma accompagna il lettore in mille avventure, con saggezza e ironia, anche se non manca di mostrare le cose, anche le più difficili, per quelle che sono, con estrema naturalezza e sincerità.



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