Heiða – Lasciare tutto per la natura

Heiða – Lasciare tutto per la natura

Ljótarstaðir è un antico insediamento abitato fin dal XII secolo. Dalla sommità della collina di Fitarholt è possibile osservare i monti, i pascoli, il fiume, il lontano ghiacciaio e, oltre la valle, gli amati tetti blu reale della fattoria, che si trovano poco sotto i 200 metri di altitudine. È una zona nevosa, con una primavera tardiva e una terra brulla, un ambiente difficile per allevare il bestiame e viverci, considerata da molti “ai confini del mondo abitabile”. Una terra di volpi e corvi, che dal 2010 è insidiata dalla multinazionale Suðurorka. Tenere a bada le mire della Compagnia, intenzionata a costruire una enorme diga proprio sul pascolo migliore, è una battaglia a tempo pieno per Heiða. Esosa in termini psicologici e fisici, ma indispensabile per proteggere la terra, i 500 ovini da allevamento che lì risiedono e le campagne circostanti. Tutto sulle spalle di una donna sola, costretta a rinunciare alla pace e alla riservatezza, per buttarsi senza esitazione in una battaglia che lascia il segno. Heiða è cresciuta su un trattore e ora ne guida uno, passa l’estate chiusa nella cabina, a lavorare e allo stesso tempo comporre stornelli, come da bambina, quando le gare di poesia con le sorelle erano caldeggiate dai genitori. E non guasta avere come bisnonno materno Bjarni di Vogur (insegnante, poeta e parlamentare). Giornate interminabili di lavoro sul trattore o sul terreno e di quello altrettanto estenuante al telefono, per lottare contro la centrale di Búland. Tanto si può fare in quelle dodici ore quotidiane. Il trattore, chiamato amichevolmente Gráni e la cui cabina nel periodo caldo diventa un forno, è un mezzo vecchio, chiassoso e lento, ma affidabile. A renderlo ancora più accogliente la compagnia di Fífill, il placido pastore tedesco che sonnecchia in cabina e non batte ciglio a sentirla cantare a squarciagola…

Heiða Ásgeirsdóttir nasce nel 1978 e cresce nella fattoria che poi ha acquistato dal padre. Le sorelle le cedono via via le loro quote per evitare che i terreni vadano smembrati. Durante l’infanzia impara tutto ciò che poi mette a frutto. A lei come alle altre ragazze della zona viene insegnato che non esistono lavori da uomini e lavori da donna. Le ragazze sono in grado di svolgere lavori di costruzione, meccanica, carpenteria, guidano macchinari pesanti e macellano il bestiame. In questo racconto in prima persona Heiða affronta i ricordi dell’infanzia, spesso traumatici e dolorosi, descrive il grande amore che la lega ai genitori e alle sorelle, l’orribile periodo trascorso in collegio e la necessità di crearsi un’amica immaginaria. Lei, che è stata una bambina bruttina, troppo alta, allampanata, con gli occhiali, timida e schiva, si ritrova a posare per l’agenzia Elite a diciannove anni, un periodo insolito e frenetico che non la soddisfa: “Ricevere dei soldi per il solo fatto di essere carina mi pareva davvero stupido”. Le viene prospettata una carriera favolosa e molla tutto, si iscrive all’Istituto Agrario e segue una strada differente. Heiða non ha fatto solo la modella, per mantenersi ha lavorato come insegnante, macellatrice, netturbina, domatrice di cavalli, poliziotta e tanto altro. Oggi tutte queste esperienze l’hanno resa una donna determinata a proteggere la sua casa e i suoi pascoli. Dal 2015 è costretta a fronteggiare gli inganni e la corruzione politica del suo Paese e gli intrallazzi di chi vuole toglierle tutto. Impegnata sul fronte politico con la Sinistra Verde e con l’appoggio di un avvocato tiene testa a minacce, coercizione, promesse di denaro. Con questo libro ha accettato di mettersi in gioco di fronte a tutti, senza avere consapevolezza dell’effetto che avrebbe avuto sull’opinione pubblica e sulla sua vita privata. Pubblicato nel 2016 in Islanda, è diventato un best seller. La scelta dell’autrice Steinunn Sigurðardóttir, giornalista e poetessa con una laurea in Psicologia, di rendersi invisibile e trasformare i loro colloqui svoltisi a tarda sera nel corso di un anno, in una fluida narrazione che segue gli eventi delle quattro stagioni, funziona alla grande. Nel testo si trovano qua e là i versi che Heiða compone sulle varie situazioni che affronta. Alla fine del 2016 l’area a rischio è diventata zona protetta, ma per tutelare l’ambiente e le comunità agricole dalle centrali elettriche c’è ancora tanto lavoro da fare. In Islanda e nel mondo.

 


 

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