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Ho immensamente voluto

Ormai non passa giorno in cui non venga messa agli arresti domiciliari: uno, senza mandato e senza neppure presentarsi, la intercetta sotto casa e le dice che per quel giorno non può uscire. Punto. Si tratta in realtà delle stesse persone, gli stessi idioti ad onor del vero, che spesso la seguono per vedere come trascorra il tempo libero. Zeng Jinyan ha ventotto anni, è alta un metro e sessanta, pesa quarantacinque chili, non è né bella né brutta. Lavora per 2000 yuan al mese e paga regolarmente le tasse, tasse che il suo paese utilizza per provvedere allo stipendio, ai pasti e alla benzina di chi ha il compito di controllarla. Zeng vive a Pechino, città nella quale l’emozione per i giochi olimpici del 2008 è già svanita, così come la speranza di un vero cambiamento. Il Partito unico rimane la sola realtà e la tanto agognata apertura al mondo non ha sortito alcun effetto. Fin dalla fine del 2002 Zeng è impegnata nell’aiuto dei bambini dei villaggi rurali, quelli in cui l’HIV-AIDS miete il maggior numero di vittime. La prima volta che è partita per una missione d’aiuto, insieme a due amici del quarto anno dell’università del Popolo, ha acquistato una scorta di medicine per le emergenze e ha stipato lo zaino di abiti invernali - dono degli studenti universitari - per i bambini. Ricorda come fosse oggi la ragazzina che, all’ingresso del villaggio cui erano diretti, ha insistito perché la seguisse e l’ha condotta nel retrobottega del ristorante di famiglia. Dietro ad una tenda Zeng ha scorto la madre della ragazzina, distesa sul letto, occhi immobili, incapace di trattenere urina e feci, prossima alla morte. Zeng è uscita dalla stanza, fingendo una calma che non provava affatto, si è accovacciata sul viottolo e ha vomitato. Ancora oggi le storie del villaggio si susseguono identiche: la febbre - così lì tutti chiamano l’HIV-AIDS - è entrata nelle case per pochi spiccioli, quelli che si guadagnano vendendo il proprio sangue quand’esso diventa l’unica risorsa spendibile…

Gli anni delle Olimpiadi di Pechino, della repressione di un Paese radicalmente antidemocratico e governato da un partito unico, delle proteste e delle vicende dei dissidenti, impegnati a lottare con coraggio per cambiare il Paese in cui sono nati e che invece finisce per cambiare loro e i loro destini. Questo è il lavoro di Gabriele Barbati - romano di nascita ma profondo conoscitore delle realtà di Stati Uniti, Medio Oriente e Cina, paesi tra i quali si è diviso per oltre quindici anni - che per il suo primo romanzo sceglie una narrazione tratta da una storia vera. Una giovane universitaria, impegnata come volontaria con gli orfani dell’AIDS così numerosi nelle aree di campagna - zone in cui chiunque vende il proprio sangue, in ambulatori mobili in cui di tutela sanitaria e regole igieniche neppure l’ombra, pur di mangiare - e un attivista di dieci anni più vecchio, impegnato per la tutela dell’ambiente e dei diritti civili, intrecciano le loro vite e iniziano insieme un percorso fatto di arresti, violenze, censure e soprusi. Lei, uno scricciolo affetto da meningite, è combattiva e piena di determinazione, lui, la cui salute è minata dall’epatite B, resiste ai maltrattamenti e al carcere e persevera nella sua battaglia di opposizione al regime. Barbati offre un ritratto impietoso di cosa realmente implichi tentare di opporsi al partito comunista, in una realtà come quella cinese, attraverso le drammatiche vicende dei due protagonisti - giovani, innamorati e grintosi, sempre e nonostante tutto - che, in una storia di lotta, coraggio e amore profondo, cercano di smascherare un paese che finge di esser pronto al cambiamento, ma che sbarra in realtà ogni via d’accesso al dissenso. E mentre in secondo piano scorrono anche altre storie di dissidenti - uno tra tutti Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010 - il sogno di libertà dei protagonisti si infrange contro una realtà troppo potente che tarpa loro le ali. Resta la consolazione, però, di aver gettato il primo seme di quello che, si spera, possa essere in un futuro non troppo lontano un importante nuovo inizio.