Ho pensato che mio padre fosse Dio

Ho pensato che mio padre fosse Dio

Passeggiando lungo Stanton Street, incontra un pollo. Lo segue con curiosità fino a che quello, saltellando sui gradini dell’ingresso di un edificio, bussa alla porta con il becco e gli viene persino aperto... Negli anni Venti rinasce il Ku Klux Klan, deciso a eliminare dalla società americana tutti i neri e gli ebrei. Ma nella cittadina di Broken Bow all’epoca vivono solo due famiglie di colore e una ebrea, pertanto i razzisti decidono di prendere di mira i cattolici. Durante una parata annuale, gli uomini del Ku Klux Klan, avvolti nei loro mantelli, con i cappelli a cono e le maschere bucate all’altezza degli occhi, vedono sbucare un cagnolino che si avvicina al Grande Kleagle (il leader locale del Klan) e gli salta addosso, facendo capire a tutti chi si nasconde dietro quella maschera. L’episodio segna la fine del Ku Klux Klan a Broken Bow...

Un giorno, una bambina di solo otto anni, mentre con la madre e lo zio si trova in una automobile che non vuole saperne di partire, dice che per avviarla serve che sull’automobile si posi una farfalla gialla. Un’affermazione ben strana, alla quale naturalmente non viene dato peso. Dopo vari tentativi senza successo, lo zio riesce a far partire l’automobile grazie all’aiuto di un tassista, ma qualche ora più tardi proprio una farfalla gialla si posa sullo specchietto retrovisore... Questi sono alcuni dei racconti contenuti nel libro, a volte divertenti altre volte tristi ma sempre autentici, nati da una raccolta di storie di gente comune. Nel maggio del 1999, Paul Auster si trovava negli studi della NPR per un’intervista durante la quale l’animatore della rubrica gli chiese di collaborare al programma, raccontando una volta al mese una storia ai suoi audio-ascoltatori. Auster non era interessato alla proposta, ma la moglie Siri Hustvedt, anche lei scrittrice, ebbe l’idea di affidare il compito di produrre i racconti agli stessi ascoltatori. Così prese vita il National Story Project: arrivarono quattromila storie da tutti gli Stati Uniti, un vero e proprio mare di carta. Ogni mese si dovettero sceglierne cinque o sei tra le migliori e adattarle per mandarle in onda all’interno di “Weekend All Things Considered”. Da questa sfida furono selezionati questi 126 racconti, storie private di gente comune riscritte e raccolte in questo libro che nacque per rendere giustizia al progetto. Distribuiti in base a dieci categorie, sono racconti eterogenei e trattano temi che vanno dall’alcolismo alla droga, dalla pornografia alla guerra in Vietnam, dalla Seconda guerra mondiale alla Grande Depressione. Sono, come lo stesso Auster li definisce, “dispacci telegrafici, cronache dal fronte dell’esperienza personale”.



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