I 21 modi di non pubblicare un libro

I 21 modi di non pubblicare un libro

“Chi scrive i manoscritti? La statistica non ha incertezze: tutti. Basta attendere. Scrive il povero, il ricco; scrive l’ignorante, persino l’analfabeta. Scrive l’avvocato, il chirurgo, il magistrato. Tutti, prima o poi, si pensano scrittori. Perlopiù già bravi. La stragrande maggioranza si meraviglia quando la critica pensa il contrario. Questo perché “nel profondo dell’uomo è annidato un cattivo poeta. Anzi, più correttamente: l’anima “è” un cattivo poeta”. Lo sosteneva Franco Fortini, poeta, critico letterario e saggista, già nel 1955. Allora, se facciamo un conto, viene fuori che le case editrici vengono letteralmente inondate di manoscritti e che i redattori tendono ad affogare tra le pagine dei testi giunti all’editore. Un altro dato è che alle case editrici costa uno sproposito solo il respingimento di questi testi dato che “chi manda i manoscritti in casa editrice è condannato ipso facto alla non pubblicazione. Molti hanno paura a dirlo, ma questa è la verità”. Parola di Umberto Eco. Chi viene pubblicato sarebbe, in sostanza, gente nota. Ovvero le cui notizie sono giunte in redazione prima del manoscritto. Non una raccomandazione di un altro autore, ma piuttosto un precedente letterario, magari su qualche rivista. Dato che la letteratura è un’attività sociale, il mito dell’autore solitario, sconosciuto e misterioso, fa acqua da tutte le parti. Il nome di un autore deve prima circolare nell’ambiente perché qualcuno prenda in considerazione ciò che scrive. Vero è che gli approcci degli autori, chiamiamoli esordienti, sono i più disparati e, in sostanza, si possono riassumere in 21 tipologie o casi tipici che, se suddivisi con i principi dell’illusione, dell’ingenuità e della presunzione, paiono raggrupparsi in 7 famiglie, simili ai sette peccati capitali. Dunque c’è chi si presenta con superbia, chi già accidioso, chi quasi minaccia, chi non ha ancora scritto nulla ma ha già tutto il capolavoro in mente...

Va bene, stiamo parlando di uno spaccato della spavalda, e del tutto umana, necessità di lasciare la propria impronta nel mondo grazie a un libro che risale al 1990, la prima edizione uscita in stampa è per Il Mulino, e che raggruppa trent’anni di lavoro di Fabio Mauri (1926-2009) presso una casa editrice, collaborando nel mentre anche con Umberto Eco, che per l’occasione ha curato la prefazione di questo libretto. Diciamo anche che gli italiani tutti non ci fanno una bella figura, seppure canzonati bonariamente, perché appaiono come famelici animali in cerca di successo, con il loro manoscritto inedito tra le fauci sbavanti e alla caccia di un editore pronto a coglierne il genio. Non so se la società sia cambiata e di quanto negli ultimi trent’anni. Di certo, grazie alla tecnologia, è cambiato l’approccio degli aspiranti scrittori alle case editrici e delle case editrici al mondo dei lettori, che poi sarebbero, anzi dovrebbero essere, quelli che decretano se un libro sia o meno degno di essere letto, ma che ogni tanto subiscono la moda, i proclami editoriali, le false aspettative. Diciamo infine che un po’ antipatici questi intellettuali seduti sui loro scranni lo diventano agli occhi di chi la scrittura la sente dentro veramente, anche se la pubblicazione non lo riconosce come scrittore. Questo separare le acque come Mosè – noi che sappiamo tutto stiamo di qua e voi che non sapete niente ve ne state di là – è un po’ demoralizzante anche se fatto con buone intenzioni. Ma è vero, magari non con tutti i numeri monumentali qui elencati, la scrittura è caduta in disgrazia, risulta svilita. Scrivere un libro non è più un processo di arricchimento, anche nella sofferenza, personale. Come per un altro mestiere qualsiasi, è passata l’idea che farlo non necessiti di studio. Tutti siamo già capaci. Infine, è passata l’idea che il libro sia un prodotto da vendere e che ci mette in mostra, dandoci un’identità. Eccoci dunque al punto: occorre vendersi, mostrarsi alle case editrici che, agli occhi degli aspiranti scrittori, sono bei fiori, trampolini di lancio e non parte di una relazione profonda tra uno scrittore e un lettore.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER