I cieli di Philadelphia

I cieli di Philadelphia

“Un buon poliziotto non lascia mai che le sue emozioni prendano il sopravvento. Dovrebbe cercare di essere imparziale come un giudice e riservato come un prete”. Questa è la raccomandazione coscienziosa che Michaela, detta Mickey, agente trentenne di Philadelphia, rivolge a sé stessa mentre una serie di femminicidi insanguinano il quartiere Kensington, dove la gente si buca di eroina all’interno di lotti abbandonati o nei cortili di negozi dai padroni compiacenti, e dove le ragazze si prostituiscono per acquistare una misera dose. Eppure, di fronte alle vittime, tutte giovanissime, non può restare indifferente, perché ogni volta il pensiero (e il timore) le corre alla sorella Kacey, drug addicted da anni che conduce un’esistenza allo sbando, e per la quale prova un senso di disperata protezione nato durante la loro infanzia di orfane, anche se negli ultimi tempi i contatti si sono persi a causa delle vite così differenti che hanno intrapreso. Pian piano Mickey si arrende al fatto di essere emotivamente coinvolta e investiga di nascosto sul probabile assassino, venendo meno – per l’amore nei confronti di Kacey – ai rigidi principi con cui fino a quel momento ha creduto di governare sé stessa restando fuori dal giro letale del quartiere, che tuttavia conosce molto bene. Inizia così per la protagonista un’affannosa ricerca all’interno e all’esterno di lei: da una parte recupera i ricordi dolorosi dei suoi anni più duri, trascorsi con la sorella nella casa della inflessibile nonna Gee; dall’altra, rischiando in proprio, e mettendo a repentaglio anche la vita oltre che la professione, verifica con cura ogni nuovo indizio sui delitti seriali, che intanto aumentano…

Liz Moore (Framingham,1983) vive attualmente nella città statunitense di Philadelphia e la ama, come dimostrano le descrizioni puntualmente delicate con cui tratteggia case e strade, ma è consapevole anche delle sue brutture sociali, soprattutto della piaga aberrante di cui è afflitta ormai da anni, lo spaccio e l’uso di eroina nel quartiere Kensington. Come spesso accade, la criminalità e il degrado prosperano grazie alla diffusa corruzione ambientale, che interessa proprio chi dovrebbe combatterli, le forze dell’ordine. In questo scenario, e avvalendosi del plot poliziesco, la Moore – già conosciuta in Italia per il romanzo Il peso – colloca la vicenda malinconica di personaggi concreti, condannati a soccombere (e quindi morire per overdose, come vuole testimoniare la lista di conoscenti di Mickey ad apertura e chiusura del romanzo) oppure capaci di combattere e salvarsi, ma indurendosi il cuore. Lo schema del noir è coerente con l’atmosfera della storia, anche se a volte troppo ricco di colpi di scena - impegnando il lettore in eccessivi cambi di prospettiva - e quasi sovrapposto in modo artificioso ad una materia vibrante che è il vero nucleo di questo romanzo: la difficoltà di mantenersi integri quando ogni cosa intorno è male, quando le persone a noi più care scelgono di andare via su sentieri senza ritorno e ci abbandonano sconfitti; la caparbietà con cui si conserva tuttavia la speranza, in un mondo dimenticato anche dagli dei, grazie all’amore. Il tutto impreziosito da una scrittura densa, ma lieve nello stesso tempo, e da una potente capacità introspettiva, che insieme rendono I cieli di Philadelphia una prova senz’altro non banale.



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