I Cosacchi e altri racconti

I Cosacchi e altri racconti

Mosca è silenziosa. Non ci sono luci alle finestre, le strade sono deserte e solo i suoni delle campane, volteggiando sulla città addormentata, indicano che è mattino. I lavoratori si alzano, dopo una lunga notte invernale, e vanno ad affrontare una nuova giornata. Ma per i ricchi è ancora sera. Da una finestra del ristorante Chevalier filtra una luce, mentre all’ingresso del ristorante sono ferme una slitta, una carrozza e alcune vetture di piazza. All’interno ci sono tre giovani seduti ad un tavolo con i resti della cena e del vino. Uno- piccolo, magro e brutto- guarda con occhi buoni quello che sta per andarsene; il secondo, molto alto, gioca con la chiavetta dell’orologio; il terzo indossa un pellicciotto nuovo, cammina per la stanza e parla animatamente, gesticolando. I tre stanno discutendo sull’amore... Il mandriano Nester tiene la frusta avvolta intorno alla spalla e alla cintola, avvolto in un asciugamano, il pane. In mano ha una sella e una briglia. I cavalli non sembrano spaventati dall’avvicinarsi del mandriano, solo una giovane cavallina fa un nitrito e urta con il didietro il cavallo che le è vicino. L’animale che appare meno impaziente, tra il centinaio che si trova nel recinto, è un castrone pezzato che se ne sta da solo in un angolo sotto la tettoia e, serio e pensieroso, lecca l’asta di sostegno di quercia della legnaia... Nella carrozza che avanza sulla strada ci sono due donne. Una è la padrona ed è pallida ed emaciata; l’altra è la cameriera, rubiconda e pienotta. La padrona sobbalza debolmente sui cuscini sistemati dietro la schiena e cerca di soffocare una tosse insistente. Spesso contrae il viso e si tiene il petto con le mani. Quando la tosse passa, chiude gli occhi e rimane immobile. La cameriera tira fuori una mano paffuta dal fazzoletto che le copre il petto e si segna...

Sei racconti, in ciascuno dei quali l’autore mette molto di sé, della propria vita e del proprio pensare, sono racchiusi in questo volume che mostra un Lev Tolstoj giovane e ancora un po’ acerbo, ma già finissimo osservatore capace di carpire con maestria i meccanismi della società in cui vive e di presentare, in embrione, il suo pensiero, quel pensiero che farà di lui uno degli scrittori maggiormente apprezzati di tutti i tempi. Un paio di racconti affondano le loro radici nell’esperienza militare di Tolstoj, altri mostrano la grande passione dell’autore per le storie popolari, altri ancora hanno potenti richiami autobiografici, resi con rara potenza. In particolare, il racconto che dà il titolo alla raccolta è un inno alla vita vera, quella goduta nella sua interezza lontano dai richiami tentacolari della grande città, quella vissuta a stretto contatto con le cose più semplici e con la natura, grandiosamente affrescata dallo scrittore che si dilunga in descrizioni, particolareggiate e dense di poesia, di scenari naturali e paesaggi. Olenin, il protagonista del racconto nonché alter ego dell’autore, nel quale ciascun giovane può trovare riflessa la propria immagine, riuscirà ad attribuire il vero significato alle parole felicità, amore e fratellanza solo quando finirà per trovarsi nella steppa cosacca, tra il fango e le capanne in cui vivono persone semplici, lontano anni luce dal suo mondo caotico e vacuo. Racconti intensi, resi tali dalla scrittura di Tolstoj, ancora lontana dai livelli di Anna Karenina o Guerra e pace, ma già emozionante e piena di armonia, equilibrio e luce, una scrittura capace di stupire ed incantare. Una lettura di quelle in cui si prova il desiderio di attardarsi tra le pagine, di tornare indietro e rileggere alcuni passaggi ancora e ancora. Una lettura da centellinare, come un buon bicchiere di vino corposo.



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