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I diavoli

I diavoli

Nella Royal Albert Hall di Londra è in corso un match di tennis, e la location suggerisce che non deve essere un match come gli altri. I cinquantasette grammi della pallina giallo elettrico volteggiano a mezz’aria, la sfera raggiunge e forse supera i novanta chilometri orari. Gli sfidanti sono due grandi amici: da un lato c’è Derek Morgan, potentissimo trader di una banca d’affari americana, che ha organizzato il match riuscendo a piegare alle sue esigenze ogni resistenza; dall’altro, sulle ginocchia, il romano Massimo Ruggero. Anche il tennis, come il trading, si può leggere come un gioco in cui bisogna saper bluffare e ovviamente prevedere la tattica dell’avversario, illuderlo e infine sfiancarlo finché non getta la spugna. La partita è però poco più che la cornice per un annuncio incredibile che Derek fa al suo amico: è entrato nel board di New York e si appresta a tornare a casa, per lavorare nella casa madre con uno stipendio da cinquanta milioni di dollari all’anno e un potere enorme. Massimo, invece, prenderà in mano il posto lasciato vacante dall’americano, e diventerà partner e responsabile per l’Europa. È un grande salto di qualità per Massimo, che ha sempre sperato un giorno di salire così in alto…

Guido Maria Brera è chief investment officer di una società di gestione patrimoniale che ha fondato nel 1999, il Gruppo Kairos, e chi è appassionato di gossip forse saprà che è marito della conduttrice Caterina Balivo. I diavoli è uscito per la prima volta nel 2014 ed è stato un successo di pubblico, tanto che Sky ne ha tratto una serie tv con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey. Massimo e Derek ci permettono di addentrarci nelle complesse dinamiche che regolano i grandi colossi finanziari, e le tattiche volte a confondere l’avversario spesso sembrano mutuate dal mondo sportivo e militare: il trading, specie ad alti livelli di investimento e di rischio, diventa una guerra di logoramento. C’è un grande interrogativo a stimolare l’azione di Massimo: si può scommettere contro un dogma che pare impossibile da scalfire, quello dell’inattaccabilità del dollaro, o è pura follia? L’altro grande tema, strettamente collegato, è quello del declino dell’Occidente e dell’Europa nella fattispecie, poiché il vecchio continente si troverà a essere oggetto di attacchi speculativi provenienti dall’altra sponda dell’oceano. Eppure anche per gli Stati Uniti non è tutto così roseo come sembra, perché i miliardi stampati dalla Federal Reserve sono poco più che un’illusione, un gioco di prestigio che prima o poi verrà smascherato. Brera per contenuti prova a inserirsi in un filone fortunato che ha regalato perle soprattutto a livello cinematografico (oltre alla trasposizione di American Psycho, impossibile non pensare a Wall Street, The Wolf of Wall Street o The Big Short, quest’ultimo esemplificativo di come si possa provare a fondere racconto e divulgazione) ma finisce con l’esserne copia sbiadita, poco più che una stanca riproposizione del mondo degli squali della finanza. Come accade molto spesso quando si legge un bestseller nato dalla penna di un professionista prestato alla scrittura, non si può pretendere di trovarsi davanti a pura letteratura, ma piuttosto di fronte a un incrocio fra giornalismo narrativo e racconto autobiografico: la scrittura è sorvegliata ma al grado zero, dunque il tono è piuttosto monocorde. Quanto all’estensione, si poteva ottenere un ritmo decisamente maggiore tagliando flashback sentimentali assolutamente fuori fuoco rispetto al tono complessivo del libro e ottenere un libro più compatto e agile. È chiaro che le scene “riempitive” saranno tornate utili in sede di trasposizione televisiva, ma si parla di media differenti e che viaggiano a velocità diverse, dunque con esigenze diverse. I passaggi in assoluto più belli e coinvolgenti non sono tanto quelli narrativi, dove i personaggi aderiscono agli stereotipi sul mondo dei broker, ma le pagine più tecniche e che all’inizio un profano potrebbe faticare a comprendere. Meritano una menzione i passaggi sugli equilibri fra Cina e America, sulla crisi del 2008 innescata dal crac Lehman Brothers e dalla bolla dei mutui subprime, o quello sul Quantitative Easing: anche chi non ha rudimentali nozioni di macroeconomia potrebbe apprezzarli. Trascurabilissime, se non del tutto dimenticabili, le pagine dedicate alle tresche del protagonista, condite talvolta di una patina romantica che stride nella maniera più assoluta col cinismo manifestato nelle normali situazioni di lavoro. Il libro cala vistosamente fra la terza e la quarta parte, quando la narrazione delle tematiche squisitamente economiche (già molto offuscata dalla presenza delle vicende private di Massimo) lascia spazio al tentativo di redenzione del protagonista, che investe su un progetto di ricerca inerente alla riproduzione dei tonni. È però perfettamente in linea col carattere di Massimo, che nutre un amore mai nascosto per il mare e la vita marina in generale, forse perché alcune pratiche come la mattanza si prestano in maniera efficace per spiegare i crudeli meccanismi della finanza. Sappiate però che se vi aspettate uno squalo à la Gordon Gekko, ne I diavoli troverete perlopiù pesci da allevamento.