I giornalisti che ribaltarono il mondo

I giornalisti che ribaltarono il mondo
Chi è il giornalista? Esiste il giornalismo come missione e passione? Dubbi esistenziali e domande poste migliaia di volte. Le opinioni sono diverse e discordanti tra loro, frutto di una società in cui l’informazione, quella con la “I” maiuscola, è diventata semplicemente più che un obiettivo un’entità strumentalizzata a servizio della lotta politica e ben lontana dagli scopi sociali e democratici ai quali dovrebbe essere diretta. Eppure la politica, quella ben fatta, quella per la polis, dovrebbe essere un buon punto di partenza, se non fosse per il fatto che oggi “politica” coincide con “ideologia” e l’ideologia raramente è disposta al confronto per il bene comune e al dialogo pluralistico. Tutto questo si amplifica in una situazione mediatica da soffocamento, un (noioso e ripetitivo) bombardamento di informazioni, notizie o presunte tali, che raramente si concentrano su questioni realmente importanti e scelgono delle linee di interesse ben lontane da ciò che ci riguarda. E qui andrebbe fatta una domanda: esistono ancora i giornalisti? Esistono. Ne è un esempio la IPS, ai più sconosciuta, della quale Roberto Savio ci racconta la storia…
La IPS raccoglie le voci di un’altra informazione, come recita il sottotitolo de I giornalisti che ribaltarono il mondo di Savio, che la IPS l’ha fondata e nella IPS ha creduto fermamente. Per fortuna. IPS sta per Inter Press Service ed è un’agenzia internazionale di informazione, concentrata su un tipo di giornalismo che vuole dar voce a problematiche globali, promuovere la diffusione delle notizie provenienti da paesi svantaggiati, favorire un processo di democratizzazione che solo il sapere e l’informazione possono consentire. Sicuramente non saranno molti quelli che la conoscono, nonostante si tratti di un’agenzia ben radicata nel mondo, partita da un piccolo nucleo a Roma, nel 1964, in cui nessuno aveva creduto: impossibile fare informazione senza essere legati a un partito, a un’ideologia (appunto), a un modo parziale e limitativo di interpretare e agire sulla realtà. La IPS aveva l’illusione di potersi permettere di essere una voce indipendente, per dare voce a paesi dimenticati. Per fortuna ci ha creduto. Ci ha creduto Savio che, fin dall’inizio ha messo se stesso nella realizzazione di un progetto, sì difficile e ambizioso, ma fertile e destinato a crescere. I giornalisti che ribaltarono il mondo, come si legge nella nota del curatore, non è una storia lineare: racconta della IPS attraverso quei giornalisti (per passione e missione) che l’hanno fatta, che hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua crescita. Savio ci racconta il percorso della IPS con i contributi dei suoi colleghi, donne e uomini di tanti paesi. È un ricordo, forse un omaggio. Omaggio per i giornalisti scomparsi per portare avanti il proprio lavoro ma ancora vivi nella storia dell’agenzia che, senza di loro, non sarebbe quella che è oggi: la voce bianca dell’informazione. Sì, anche nell’era digitale.

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