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I giorni della lumaca

L’impiegato di banca Attilio Pederzini è stato lasciato dalla moglie Nora, che “un giorno ha detto esco, vado a farmi un giro e non è tornata più”: da allora, Attilio conduce una vita solitaria, trascorrendo il tempo libero nella veranda di casa ad osservare mosche, formiche, grilli e soprattutto, da qualche giorno, una lumaca immobile che diventa presto un vero e proprio punto di riferimento spirituale. Unico hobby: le sedute da uno psicanalista, del quale però Attilio non si fida, poiché “In tutto questo tempo [la sua disciplina] non ha diminuito il tasso d’infelicità degli uomini, non ha contribuito a migliorare la società, non ha fermato le guerre”. Durante le ore lavorative Attilio cerca di mantenere un profilo il più basso possibile, disgustato dai colleghi, che per lui sono tutti dei “malati di mente” (come quasi chiunque al mondo): il direttore Crapone, “il peggiore dei tiranni”; Mirko Marco, “campione di servilismo”, l’opinionista Paolo Baleno, che “ha sempre una spiegazione pronta” e l’impiegata Merenda, che si concede a chiunque abbia “un po’ di potere su qualcuno”; poi, un giorno, Attilio se ne esce con un discorso a favore dell’estinzione dell’essere umano e tutti cominciano a crederlo pazzo. Logorato dalla mancanza di Nora, provocato dai colleghi e terrorizzato dalle continue notizie di delitti e carneficine, Attilio compra un fucile e confessa al suo terapista il desiderio di contribuire all’estinzione umana. Ma quando decide di trascorrere una giornata in spiaggia, affiancato dal suo fucile malamente camuffato da canna da pesca, Attilio perde il controllo, capisce che potrebbe sparare a chicchessia per un nonnulla e, dopo un episodio di grande tensione, intraprende una fuga tragicomica che lo condurrà in una terra di mezzo tra realtà e allucinazione…

I giorni della lumaca è un romanzo impeccabile, nella misura in cui De Gennaro domina le fila della narrazione dall’inizio alla fine, intrattiene il lettore e atterra all’interno di una pista predeterminata. La lingua, intenzionalmente semplice, è asservita alla credibilità della voce narrante, che risulta più vivida di quelle di una buona parte della produzione narrativa nazionale contemporanea: De Gennaro non si limita a mettere in scena un personaggio, bensì lo interpreta per tutta la durata della narrazione, riuscendo a restituirne l’evoluzione e la spontaneità del linguaggio. La struttura della prima parte vede l’alternarsi di tre dimensioni riflessive (la veranda, l’analista e il lavoro), che nella seconda parte convergono a favore dell’azione. Un’ironia di stampo bernhardiana, più moderatamente cinica, rende frizzante una vicenda altrimenti angosciante, raggiungendo anche momenti di comicità: “La polizia ti sta cercando e c’è la tua foto sui giornali. Lo so, ho bisogno di soldi, potresti prelevare dal mio conto dieci milioni?”, oppure quando il poliziotto dice con orgoglio: “Ci sono colleghi che si sbattono come maiali, vanno fuori di testa, si ubriacano, prendono a calci la moglie e i figli…”. Uno degli elementi più affascinanti de I giorni della lumaca è l’impressione (non dimostrabile) che l’opera contenga in sé un altissimo numero di riferimenti letterari: l’anaffettività di Attilio fa pensare al Meursault di Camus, ma i suoi propositi, e il modo in cui li elabora, lo fanno oscillare tra il protagonista de La vita agra di Bianciardi e quello della Distruzione di Dante Virgili; l’assenza di ambizioni richiama lo Jakob von Gunten di Walser (“L’unica soluzione sarebbe annullarsi, lo zero”) o il Bartleby di Melville; compare una padrona di casa alla quale Attilio vorrebbe rompere la testa, e subito riecheggia Delitto e castigo di Dostoevskij; il rapporto con la natura, o con ciò che rimane del sublime romantico, può rimandare al Lenz di Büchner, e all’alienazione esperita dal suo protagonista; la rappresentazione della Legge, allegorica o grottesca (“Il capitano ha acceso la lampada sulla scrivania. Imitano gli americani, ho pensato”), rimanda di volta in volta a quelle di Kafka, Glauser e Dürrenmatt; e fin da subito la dimensione psicanalitica pare un omaggio a Svevo. Sia chiaro che tutti questi déjà-vu potrebbero essere suggestioni, che I giorni della lumaca non ha l’aspetto arzigogolato e barocco di certo postmodernismo e che l’incedere è piuttosto quello denso, lineare e pulito della prosa di Walser. Siamo di fronte a uno pseudo-noir esistenzialista che può essere letto e apprezzato da chiunque, se si esclude un unico momento davvero opprimente: una breve rassegna di cronaca nera che potrebbe essere reale e che a conti fatti segna l’inizio del tracollo psicologico di Attilio. Ai tempi dell’uscita con Casagrande, nel 2002, il romanzo fu accolto molto positivamente, eppure De Gennaro ha atteso diversi anni prima di ripercorrere una strada simile con La realtà pura (Miraggi, 2018). Dal 2015 I giorni della lumaca è disponibile anche in versione digitale, per Laurana, nella collana Reloaded ideata da Marco Drago.