I Giusti

I Giusti

Quando sente squillare il telefono nel suo ufficio in Laisves alėja a Kaunas, Jan Zwartendijk ne è appena uscito, tant’è che è ancora davanti la porta con la chiave in mano e la borsa sotto braccio. Sono quasi le 18, ha terminato la giornata lavorativa e vorrebbe solamente tornare a casa, baciare sua moglie Erni e giocare con i figli in giardino finché lei prepara la cena. Sono tempi difficili e in questo clima di crescente tensione, Zwartendijk sa che una telefonata potrebbe essere fatale. È il 29 maggio 1940 quando Mr. Radio Philips decide di riaprire l’ufficio, salire di corsa le scale e rispondere: dall’altra parte parla il rappresentante della delegazione olandese a Riga De Decker, che chiede a Zwartendijk di essere console olandese in Lituania. Il timore si rivela fondato, quella telefonata è fatale perché il 15 giugno dello stesso anno l’Armata Rossa entrerà a Kaunas e per Zwartendijk si aprirà una parentesi che ufficialmente si chiuderà dopo soli due mesi, ma che dentro di sé il console non chiuderà mai più. Con la tacita collaborazione del console giapponese in Lituania, Chiune Sugihara, Jan Zwartendijk concederà 2139 visti (ma probabilmente molti di più) per Curaçao (nelle Antille Olandesi), passando per il Giappone, ad altrettante famiglie ebree in fuga, permettendo almeno al 95% di loro di salvarsi dall’Olocausto. Questa è la storia di come Mr. Radio Philips divenne presto più conosciuto come “The Angel of Curaçao”...

Jan Brokken, autore olandese già noto per i suoi ritratti di personaggi “stra-ordinari”, dà alla luce il frutto di una ricerca durata tre anni, nata da un incontro fortuito in treno con una donna d’origine ebrea, durante la quale ha viaggiato in lungo e in largo, parlando e raccogliendo documentazione e racconti da ogni dove, in primis dai figli di Jan Zwartendijk. Le informazioni da metabolizzare sono davvero tante, con il rischio talvolta di perdersi in particolari minuziosissimi, ma è forte la sensazione di gratitudine nei confronti dell’autore per aver offerto un quadro così completo, esaustivo, a tratti prevedibilmente crudo. Jan Brokken rende giustizia alla storia quasi sconosciuta del console olandese a Kaunas in primis, ma anche di altre (troppo) poche figure di rappresentanza che in varia misura hanno agito secondo una coscienza e una morale cristalline, in mezzo ad un mare torbido in cui tanti altri sono annegati. Jan Zwartendijk non saprà mai quanto sono stati determinanti quei due mesi, quasi nessuno degli ebrei a cui ha rilasciato il visto gli farà sapere di essersi salvato, ma a crucciare l’Angelo di Curaçao non sarà l’ingratitudine, bensì il rimorso di non aver forse fatto abbastanza. Il riconoscimento dei suoi ammirevoli meriti, infatti, arriverà non solo postumo, ma ingiustamente troppo tardi: solo nel 1997 lo Yad Vashem lo riconoscerà come Giusto tra le Nazioni, ben 21 anni dopo la sua morte e 57 dopo quella chiamata che per sempre lo avrebbe segnato.



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