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I leggeri di Nairobi

I leggeri di Nairobi

Muhammad Ali si è appena svegliato e sbarca in cucina insieme al fratello Tommie Smith: entrambi stropicciati e sudati. Al punto tale che il papà, ingegnere estroso sempre pronto alla battuta, li saluta con una risata alla Eddie Murphy: “Sembrate due schiavi appena scappati da prigione”. È mattina presto in casa Okayo, a Nairobi, e la notte appena trascorsa è stata di un caldo più soffocante del solito. A mettere pressione non è solo il calore atmosferico ma anche un sogno a tanti zeri. Sì, perché qui sta crescendo un piccolo campione e sta per accadere qualcosa di straordinario. Il campioncino è Muhammad, un ragazzetto di 15 anni. Ha un solo desiderio: correre. Corre per andare a scuola, per tornare a casa, per andare a giocare e persino per raggiungere la moschea. Non può farne a meno. E non si stanca mai. Suo padre dice che è un Masai corridore, una specie di evoluzione degli antichi guerrieri africani, e due anni prima gli ha regalato un ritratto che lo vedeva vincere la maratona alle Olimpiadi di Tokyo. L’anno dopo Ali ha vinto la maratona di Nairobi, con un tempo che lascia presagire un record imminente inferiore alle due ore e che lo ha portato sui giornali di tutto il mondo. E così accade che il ragazzetto finisca per essere conteso dalla multinazionale americana NK, che punta a farne il testimonial delle nuove fantastiche scarpe, e dal governo cinese, che vuole nazionalizzarlo per conquistare in terra di Giappone la prestigiosa medaglia d’oro…

Da sfondo fanno le tematiche di chi si batte per la liberazione dei popoli del terzo mondo oppressi come ai tempi del Black power, mentre la storia è un thriller all’insegna dei miti dello sport ma anche della comicità: nell’ultima fatica di Marco Ciriello sono amalgamati ingredienti assai diversi, che rendono la lettura scorrevole e la trama avvincente. Piccoli e grandi eroi si muovono tra spie e spregiudicati faccendieri: eroi che il lettore non tarderà ad apprezzare e a riconoscere grazie anche alle due paginette di introduzione dedicate, come per un libretto dell’opera, a personaggi, interpreti e apparizioni. A partire dal protagonista, il ragazzetto dal nome ingombrante, così come il fratello, pugile dilettante che si chiama come lo storico sprinter di Mexico 1968. Ancora: c’è il medico italiano figlio dell’uomo che curò Abebe Bikila, il tennista americano giovane promessa dei campi in erba che dopo l’11 settembre 2001 se ne va in missione in Afghanistan, il lottatore di sumo che fonda la prima squadra di ciclisti kenyota. E ancora l’estrosa schiera di politici, registi e scrittori: Xi Jinping, Martin Scorsese, Ngugi wa Thiongo (esplicito il richiamo al romanzo scritto in prigione su un rotolo di carta igienica) con molti altri che - come anticipa l’autore - sono evocati, nominati, nascosti e “che vi toccherà scovare o ignorare”. La lettura è alleggerita da uno stile asciutto e rapido che caratterizza le prime due parti, mentre il terzo movimento - Tokyo in blues - si snoda più lentamente, con i toni intimisti dei flussi di coscienza. I lettori più affezionati riconosceranno lo stile di Maradona è amico mio (2018).