I racconti della maturità

I racconti della maturità

Il professor Andrej Vasil’ič Kovrin ha un esaurimento nervoso. Un medico, suo conoscente, gli consiglia di trascorrere la primavera e l’estate in campagna. Una lettera di Tanja Pesockaja, intanto, lo invita a Borisovka. Il professor Kovrin accetta. Lì, nello splendido giardino del padre di Tanja – che aveva dedicato tutta la sua vita a quei meli e a quei peri – decide di sposarla. Ma le notti del professor Kovrin, nonostante la tranquilla vita in campagna, sono minacciate da un monaco nero... Al chiarore d’una pallida luna, Laptev aspetta Julija Sergeevna, di ritorno dai vespri. Sente la sua voce e il cuore comincia a battergli forte. Sa di non essere bello, non abbastanza per Julija, eppure qualcosa di misterioso, qualcosa che fa fatica a frenare, lo spinge verso di lei, fino al punto di chiederle di sposarlo... Misail, figlio scapestrato – ha cambiato ben nove volte impiego – d’un noto architetto, sceglie la vita rude dell’operaio e va a vivere in campagna con Maša, lontano da tutto e da tutti. Eppure, ben presto, Misail si rende conto d’aver chiesto a Maša un sacrificio troppo grande... Alechin, proprietario terriero, si innamora di Anna Alekseevna, moglie del vicedirettore del tribunale distrettuale. I due si frequentano senza che mai l’uno osi fare un passo verso l’altra. Finché il marito di lei non deve cambiar città...

Un’avventura estiva: l’ennesima di Gurov, un uomo ormai maturo e bloccato in un matrimonio niente affatto sereno. Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso, qualcosa in più: una sofferenza mai provata prima... Nadja, figlia della buona borghesia provinciale, è in procinto di sposarsi. Col suo futuro marito, si reca in quello che sarà il loro nido d’amore: la ragazza si accorge che non sente appartenergli quella casa, quella vita. Decide, così, di riprendere in mano il suo destino... Sei racconti, sei trame tessute magistralmente da Anton Čechov in cui il file rouge è la vita in due – quella data da amori “malnati”, da vite male accoppiate – e le sue frustrazioni, declinate – eccezion fatta per l’ultimo racconto – esclusivamente al maschile. La quotidianità, la ripetitività, i soliti – ben noti – meccanismi vengono impolverati e impoveriti dall’incepparsi degli ingranaggi relazionali uomo-donna. Tutto si blocca e, seppur attraverso la penna lieve di Cechov, si appesantisce. Si va avanti a fatica nei rapporti (ma non nelle pagine) e, quando lo si fa, i finali non sono conclusi, non dicono, lasciando a noi lettori la possibilità di scegliere o meno se immaginare d’addolcire quel mondo carico d’amarezze che sono i rapporti umani fallaci o fallati. Non c’è gioia duratura, non c’è sentimento che non soccomba ai colpi del tempo, mutandosi da gioco in giogo. Non esiste leggerezza nella quotidianità, ma solo responsabilità e privazioni. “Sentiva una struggente voglia di vivere” Nadja, nell’ultimo racconto. “Il passato si era staccato da lei ed era scomparso, come consumato dal fuoco, e la cenere era stata sparsa nel vento”. Cechov racconta dei legami (e delle tematiche personali ad essi connesse) che, se non saldi, finiscono per logorare, per consumare e consumarsi. È da quella cenere che alcuni ripartono, altri semplicemente sopravvivono nel ricordo d’un tepore ormai spento per sempre.



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