I racconti di Rainwater Pond

I racconti di Rainwater Pond
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Per Evelyn quelli sono gli uomini della sua vita: Andy, Leo e Peter. Andy e Peter sono fratelli, i figli del vecchio signor Carrington, che quando è ancora vivo si muove per la merceria dinoccolato e imponente al tempo stesso come Attila l’unno. C’è anche Sean, in verità, il figlio di Andy ed Evelyn, la quale da principio sta con Peter, ma poi la destrezza virile di Andy la sottrae a Peter per sempre, tanto che quest’ultimo parte a lungo per mare e non torna a casa né per il matrimonio né per il funerale del padre. Oggi, invece, cinque di maggio, il giorno del compleanno di Evelyn, sono tutti lì: Leo, l’amico che conosce tutta la storia, e che ha iniziato come fattorino per i Carrington, ha in tasca un regalo per Evelyn, da parte sua, della moglie e dei figli, anche se la moglie e i figli non ne sanno nulla. Peter aspetta in macchina, fuori dal negozio. Evelyn si guarda intorno, e a Leo sembra che osservi gli scaffali pieni di maglie, scatole e stoffe addirittura con amore... È domenica pomeriggio allo stagno di Rainwater. Alcuni sono in cerca di more, di cespuglio in cespuglio, Apache Bryne si vanta delle sue imprese e Tommy Day è steso a testa in giù a staccare del muschio da un masso per gettarlo nell’acqua torbida... Derek d’un tratto si rende conto che sta di nuovo per vedere il serpente, e allora pensa al padre, alla madre e al piccolo Anthony, e capisce che al mondo non è poi tutto perfetto...

Se si pensa a un titolo inglese con la parola Pond non può che venire in mente On golden pond, ossia il film, delicato, dolcissimo, profondo, intenso, tenero e crepuscolare con Henry e Jane Fonda e Katherine Hepburn: il lago di Rainwater però in realtà non è affatto dorato, anzi, è un vero e proprio stagno, torbido, limaccioso, misterioso. Attorno a esso, simbolicamente e non solo, ruotano le vicende di questa piccola comunità rurale – composta da tipi umani sorprendenti, nonostante la mentalità non possa essere assai di ampie vedute, in genere – dell’Irlanda sudorientale, particolare eppure al tempo stesso universale, perché, al netto delle caratteristiche specifiche, le dinamiche che animano le relazioni che intercorrono fra i protagonisti di questa raccolta di racconti che è di fatto però, à la Olive Kitteridge, un romanzo – ricco di livelli e punti di vista, anche transgenerazionali – articolato per short stories (da una di queste è stata tratta anche una celebrata pellicola) come se ognuna fosse un capitolo, sono quelle che ognuno di noi nella vita conosce e sperimenta. Roche, di cui questa è la prima opera tradotta in italiano, autore e drammaturgo famoso e pregevole, di Wexford, come Colm Tóibín e John Banville, che cura l’introduzione, e che a differenza degli autori succitati non ha però mai abbandonato il suo piccolo mondo, divenendone il cantore, inscena una splendida e caleidoscopica commedia umana.



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