I sette pazzi

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Erdosain è sul punto di aprire la porta dietro alla quale lo aspettano il direttore, il contabile, e il vicedirettore dell’azienda per la quale lavora; esseri mostruosi che lo accusano di aver rubato seicento pesos e sette centesimi. È vero, ha rubato quei soldi, e una delazione lo ha reso noto ai suoi capi. Braccato dalla necessità di restituire il denaro si rivolge all’Astrologo ed è così che entra a far parte della congiura che ha l'obiettivo di rovesciare l’ordine costituito. Una congiura che rovescerà il potere attuale e ne istituirà uno nuovo, dittatoriale, basato sullo sfruttamento della prostituzione e sull’industria. Frastornato dall’incontro, Erdosain lascia la casa dell’Astrologo dopo aver ottenuto il denaro che gli occorre, una volta a casa, è costretto ad affrontare l’abbandono di sua moglie e ricevere la visita quotidiana di Barsut, un individuo disgustoso che Erdosain disprezza e del quale tollera a malapena la compagnia. Barsut, nell’ennesimo tentativo di infastidire Erdosain, gli confessa che è lui il delatore che ha reso noti i suoi furti, e siccome questi vive di rendita e possiede una grossa somma di denaro, Erdosain decide di fare una proposta all’Astrologo: insieme deruberanno Barsut dei suoi ventimila pesos, soldi che serviranno a finanziare il primo bordello e dare avvio alla rivoluzione, a patto che l’Astrologo si incarichi di pianificare ed eseguire l’omicidio di Barsut. L’Astrologo accetta e la congiura inizia, così come iniziano i turbamenti di Erdosain, che deve capire che cosa ne sarà della sua esistenza dopo che l’omicidio sarà compiuto…

I sette pazzi, prima parte di una dilogia che ha il suo seguito ne I lanciafiamme del 1931, racconta il rapporto di un uomo con la sua angoscia, materica e tangibile: «All’improvviso ebbe la sensazione di camminare sulla sua propria angoscia trasformatasi in tappeto». Vive nella follia di un’estrema consapevolezza di se stesso e si scopre a gioire quando pronuncia il proprio nome, aspetto che trova il suo opposto nello strampalato astrologo che invece si auto-identifica come una mera entità, del tutto spersonalizzata, al servizio della rivoluzione. L’ambientazione è profondamente argentina, popolata dai personaggi loschi dei sobborghi poveri dai quali Arlt proveniva, e allo stesso tempo inquadra in modo tristemente profetico tutto l’apparato di una nazione corrotta, terreno fertile per le dittature violente che si alterneranno negli anni successivi all'uscita del libro. Tra le maggiori influenze, è impossibile non notare quella di Dostoevskij, cui Arlt si avvicina nella tortuosa analisi degli effetti psicologici della povertà, o nel tormento che affligge Erdosain tra il crimine e il suo superamento. Oltre al folle monologo del protagonista, ne I sette pazzi trovano ampio spazio dialoghi deliranti che contengono dispute filosofiche incredibilmente attuali sulla politica, sui rapporti umani, sulla solitudine. Ed è forse anche questo uno degli aspetti più originali di un libro che trascina il lettore in un vortice di follia e disperazione, lasciandolo però con la sensazione di aver toccato con mano alcune verità fondamentali sull’uomo e sull’esistenza.

 


 

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