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I viaggiatori

I viaggiatori

A trentun anni, James Samuel Vincent Jr, avvocato di Manhattan, diventa socio dello studio legale in cui lavora e sposa Sigrid, una ragazza del Middlebury College, nel Vermont. Marito e moglie si trasferiscono in un quadrilocale affacciato su Central Park. A quarantacinque anni, James apprende che la moglie si sente sola e ha bisogno di un cambiamento; James dice a Sigrid che “il cambiamento può essere il tuo nemico o può essere il tuo migliore amico” e la moglie si trasferisce col figlio Rufus a Los Angeles, sulla sponda opposta del Paese. A cinquantotto anni, James si risposa con Adele, una cinquantaseienne amante della pittura e moderata bevitrice. Nel frattempo Rufus ha sposato Claudia Christie, una donna di colore da cui ha avuto due figli, Elijah e Winona, entrambi “birazziali, in parte neri, mezzi-e-mezzi”. James si accorge presto che la parola “mulatto” non può essere utilizzata: Rufus l’ha minacciato di non fargli vedere più i nipoti se ne farà ancora uso. Quando aveva sessantasei anni, in un caldo pomeriggio d’agosto, James e Adele hanno in custodia i nipoti nella loro casa sulla spiaggia ad Amagasett. I nonni a mezzogiorno hanno l’abitudine di bersi un martini. Winona è stata infilata da Adele in un vecchio salvagente sgangherato e fluttua in piscina mentre James, che la tiene sotto controllo con la coda dell’occhio, gioca con Elijah in giardino. Adele si sta preparando un altro martini ed è al telefono con un’amica. James, girandosi verso la piscina, si accorge che il corpo di Winona è accasciato sul salvagente e si sta pian piano dirigendo dove l’acqua è alta…

Il romanzo di debutto di Regina Porter è un libro complesso e potente, che restituisce nell’intricato avvicendarsi delle storie umane l’immagine di un’America sospesa tra i traumi della segregazione razziale e la speranza in un futuro più sicuro e inclusivo per le minoranze. Porter tratta i propri personaggi, che danno vita a un vero e proprio romanzo corale, senza pregiudizi di razza, ceto sociale o orientamento sessuale. Le luci del palco si accendono di volta in volta su storie tra loro diverse ma che, alla lunga distanza, finiscono per intrecciarsi inesorabilmente. Ne scaturisce un affresco di portentosa coerenza, che traccia senza fronzoli la storia di una nazione contradditoria e a tratti brutale, dentro alla quale sono destinati a girovagare senza sosta quei personaggi-viaggiatori che faticano a mettere radici stabili. Famiglie che si spezzano e si ricongiungono, legami creati e distrutti dal caso, viaggi oltreoceano e amori che perdurano nel tempo: c’è un universo umano che si muove tra l’assassinio di Martin Luther King e la guerra del Vietnam, tra il suprematismo bianco e l’elezione del primo presidente di colore, Barack Obama. I viaggiatori non è solo un romanzo, ma è anche un messaggio: gli antichi orrori sono duri a morire; violenze e discriminazioni potrebbero risorgere in tutto il loro vigore in qualsiasi momento; in fondo, è proprio quello che stiamo vivendo negli ultimi anni. Porter ci insegna che la storia non permette a nessuno di abbassare la guardia e che le conquiste di una generazione non sono mai garanzie incrollabili per quella successiva.