Il bar delle grandi speranze

Il bar delle grandi speranze
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JR vive con la madre, gli zii e una massa di cugine nel Cesso, la vecchia casa dei nonni a Manhasset, una cittadina a sud di New York famosa per i suoi bar e per essere la East Egg de Il grande Gatsby. La mamma odia il Cesso e odia il nonno, quell’uomo trascurato e balbuziente che beve birra sul divano del bicentenario e che le ha impedito di studiare; così ha sposato John Joseph Moehringer, un dee-jay alcolizzato di New York di origini italiane, a cui JR deve il nome. È passata da un uomo che disprezza a un altro, un violento che l’ha costretta a fuggire con il figlio neonato. Adesso si sfianca in lavoretti saltuari e cerca di uscire dalla casa dei genitori, perché nonostante tutto è convinta che le cose andranno bene. Il piccolo JR ama sua madre, ma sogna il padre, quella voce baritonale che sente alla radio e che diventa una vera e propria ossessione, diventa La Voce. Ha un disperato bisogno di un modello di riferimento maschile e a fornirglielo è l’umanità varia del Dickens. Perché il Dickens è più di un bar, è un punto saldo, un luogo di ritrovo; il Dickens è il posto dove si va alla ricerca di conforto, amicizia e alcool, ma soprattutto il posto dove si va quando non si sa cosa si sta cercando. JR entra a far parte della famiglia del Dickens già da bambino, durante le estati passate al mare con lo zio Charlie, il barista, e in breve tempo Steve, Bobo, Joey D, Bob il poliziotto, Mavaffa e altri diventano i suoi compagni e confidenti, testimoni dei momenti bui come di quelli migliori. Attraverso tutti questi uomini JR cerca la sua identità, perché in fondo bisogna perdersi un po’ nel mondo degli altri per trovare se stessi…

Molti conoscono J. R. Moehringer come ghostwriter di Agassi e vincitore del premio Pulitzer nel 2000, ma è nel suo romanzo d’esordio che rivela la sua voce unica, ci prende per mano e ci regala la storia della sua vita, dicendoci che in fondo potrebbe essere anche la nostra. Da bambino senza padre a giornalista e scrittore di successo, il piccolo JR è diventato J. R., affrontando paure e insicurezze, perdendo e ritrovando la fiducia in se stesso, cadendo nell’alcool e nella disperazione e rialzandosi grazie all’incrollabile forza d’animo di sua madre e al conforto degli uomini del bar. Lo stile diretto, asciutto nelle descrizioni e ricco di immagini evocative non edulcora nulla; anzi l’autore ci mostra la sua realtà, per quanto cruda possa essere, senza veli e con un pizzico di autoironia. Moehringer crea un’atmosfera da Mosche da Bar introducendo la costellazione di personaggi che popolano il Dickens, ciascuno con una propria storia e una propria voce, un proprio modo di parlare, un modo di muoversi e di occupare lo spazio narrativo. Un romanzo autobiografico intenso, capace di ispirare complicità trattando temi universali come la ricerca della propria identità, il rapporto con le figure genitoriali, la delusione del primo amore, la paura del fallimento e quella del successo.



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