Il bastone di Euclide

Il bastone di Euclide
Alessandria, anno 642. «Che c'è in questi libri che il Profeta non ci abbia insegnato?» Ipazia e l'illustre grammatico suo prozio, l'ultimo bibliotecario, il filosofo cristiano Giovanni Filopono cercano un'idea a cui ispirarsi, qualcosa di essenziale da dire all'emiro Amrou Ben al-As. E così Al-Razi, medico sapiente, devoto assistente. Amrou entra in città. Il conquistatore arabo è un vero e proprio generale, una roccia di fede e certezze. Il Museo di Alessandria rischia di essere distrutto, o depredato. La più grande biblioteca del mondo deve essere salvata. Filopono prova a convincerlo e chiede l'aiuto dei due giovani, la donna e il giudeo, per colpire nel segno. C'è bisogno di entusiasmo e foga. Lei, in particolare, «conosceva la reputazione di questi uomini del deserto, inclini al sogno, alla poesia, alla fantasia. Era là che bisognava trascinare Amrou. L'adulazione certo non sarebbe stata inutile»...
Jean-Pierre Luminet racconta la più bella Alessandria, sempre «plausibile nell'invenzione romanzesca». Ma, soprattutto, ospite di antiche credenze, talenti e segreti, ed orgogliosa di storia. Filopono, Ipazia e Al-Razi irradiano tutta la scienza e la poesia della loro terra e nel pronunciare parole di cultura invitano Amrou a desistere. Restare lì a seguire le lezioni, i canti e i ragionamenti, ascoltare le immaginarie voci dei personaggi, discostarsi dal banale e più prosaico presente, vuol dire scovare qualcosa di speciale. Il romanzo della biblioteca di Alessandria è difatti «una storia di pace, non di guerra [...]; una storia di sapere e non di potere». L’astrofisico Luminet si conferma, anche per questo, romanziere notevole e poeta del bello.

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