Il buio

Mai avrebbe pensato di scrivere un libro. Del resto non sa nemmeno se ne ha le capacità: non sa da dove iniziare e soprattutto non ha la giusta concentrazione. Le parole dovrebbero essere curate, ma lui è troppo impegnato a origliare e a controllare dalla finestra che tutto fuori sia a posto. Si trova in una stanza d’albergo l’uomo, uno di quegli hotel in riva al lago, ai piedi del ghiacciaio. Carta e penna sono freschi di pacca, acquistati il giorno prima in un negozio per turisti, proprio vicino all’albergo; uno di quei posti che offre un po’ di tutto, dalle cartoline ai salatini e agli articoli di cartoleria. Rilegge quanto ha scritto l’uomo, e trova proprio quello che si aspettava: mancanza di chiarezza e poca profondità. Eppure lui è capace di raccontare, è in grado di esprimere con chirurgica precisione i propri pensieri: può essere che debba smettere di scrivere? La realtà dei fatti, a pensarci bene, è però un’altra: la sua situazione, tutto quello che è accaduto e che lo ha condotto fino a questo punto, non può al momento trovare una dettagliata descrizione. Questo è il motivo per cui le sue parole messe insieme, sembrano assomigliare a un enorme ginepraio. Sono trascorsi ben dodici giorni da quando ha messo piede in quell’albergo. È affascinato l’uomo dall’universo degli hotel, dove la gente si avvicenda di continuo, dove nessuno riesce a ricordare il volto di chi è passato accanto per un attimo. La maggior parte degli ospiti sono figli di Paesi asiatici e questo costituisce per lui fonte di preoccupazione. Non potendosi confondere con la massa, il rischio che corre, è che i suoi tratti diventino facilmente distinguibili. Certo, il suo aspetto è radicalmente cambiato grazie a pochi e semplici accorgimenti. Ha lasciato crescere i baffi, ha tinto i capelli, mette sempre un po’ di cipria per impallidire il viso e soprattutto ha modificato il suo modo di abbigliarsi. Pantaloni larghi, cravatta e occhiali scuri, costituiscono ormai il suo outfit giornaliero. La sua convinzione di potersi confondere con turisti di altra nazionalità crolla, nel momento in cui si imbatte in ospiti cinesi e giapponesi: è allora che si rende conto che il suo modo di mascherarsi non è affatto convincente…

La scrittura e il suo ruolo salvifico sono gli indiscussi protagonisti di questo Il buio di David Albahari. Un uomo senza nome è un ricercato, in quanto considerato soggetto pericoloso: si sviluppa così un’adrenalinica caccia all’uomo, a cui fa da cornice la Jugoslavia post Tito e le forti tensioni politico-sociali, che hanno caratterizzato le terre dei Balcani in quel periodo storico. L’uomo è inquieto, tenta in ogni modo di sfuggire alla sua cattura, anche se in cuor suo sa, che il destino della propria esistenza è segnato. È costretto a cambiare aspetto, a diffidare da tutto e da tutti, a nascondersi in una camera d’albergo, a modificare il suo modo di pensare e vedere le cose, sino a non riconoscersi più. Traveste il suo corpo, per poi arrivare alla sua Anima, perché anche quella deve essere mascherata. Decide così di trovare via di scampo nella scrittura, un nascondiglio che può permettersi di non controllare, che lascia scorrere insieme al tempo e alle parole, che vengono trascritte ogni giorno su quel quaderno appositamente acquistato. Parola dopo parola, frase dopo frase, lo sconosciuto personaggio scrive ogni giorno ciò che gli capita, con dovizia di particolari. Crea così un manoscritto, in cui raccoglie conversazioni, incontri, sensazioni, emozioni, sino a far nascere una sorta di diario della sua vita, prima di concederla al baratro. Delicata quanto tagliente la scrittura di Albahari, potente nella descrizione delle emozioni e delle più vive sensazioni, capace di consegnare al lettore un libro di un’intensità impressionante. Pezzi di vita di un uomo braccato, perché ritenuto nemico dello Stato, si alternano a frammenti di Storia, che hanno distinto il doloroso periodo che ha fatto seguito al regime. L’epoca del malcontento popolare, che porta potenti conseguenze a livello politico e sociale, è ben descritta dall’autore serbo, che non si lascia mai andare a inutili digressioni, mantenendo sempre alti l’attenzione e il coinvolgimento del lettore. Affida tutto alla scrittura Albahari, donandole la capacità dell’accoglienza e dell’accettazione di un’anima misteriosa dalle molteplici sfaccettature, al fine di essere l‘unica via di salvezza di un uomo che non ha più scampo. Albahari porta nel suo Il buio, come in altri suoi libri, la sofferenza legata al vissuto della sua Patria. Un dolore che traspare, in maniera sottile se pur robusta, a emblema della sensibilità di uno scrittore, che crede fermamente nella ricerca della redenzione attraverso la scrittura, alla quale egli stesso affida tutto il suo tormento.

 


 

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