Il carretto fantasma

Il carretto fantasma
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Edit giace nel letto della sua casa d’infanzia, consumata dalla tisi. Manca poco e la sua pena avrà fine. La madre e alcune consorelle dell’Esercito della Salvezza le sono accanto, determinate a vegliarla nelle ultime ore del suo viaggio terreno. Edit è bellissima in quegli ultimi momenti, ma è tormentata e si agita, dalle labbra esangui emerge un nome che fa sussultare le donne: David Holm. Edit è disperata, vuole che David sia condotto a lei, ma nessuna è intenzionata a uscire per cercare quell’essere perverso, malvagio, alcolizzato. Eppure, come ignorare le suppliche della giovane in punto di morte? Lei che tanto ha sacrificato, consumandosi? Suor Maria sa qual è la ragione dello struggimento di Edit, contrariamente a ogni buon senso ama quell’uomo terribile. David ha trent’anni e nonostante il vizio e i modi rudi la sua bellezza e prestanza sono ancora visibili. Ma è un essere distruttivo, che gode nell’infliggere dolore. Per lui è motivo di divertimento sapere che quella “ragazzina” lo ama e che contagiata da lui stesso è prossima alla morte. Tutti coloro che gli sono vicini devono soffrire, lui è pronto a distruggerli, anche sua moglie e i suoi figli. È disposto a portarli nel baratro e ride della loro paura. È la notte di Capodanno e David siede vicino alla chiesa in attesa dei rintocchi, beve in compagnia di due vecchi ubriaconi e per passare il tempo racconta loro la storia del carrettiere fantasma, colui che prende le anime dei defunti. Un compito ingrato che tocca all’ultimo uomo che muore durante i rintocchi che conducono all’anno nuovo. Gli uomini bevono per scacciare l’angoscia e terminato il racconto David accenna a Edit, la deride e scatena la rabbia dei due ubriaconi. La giovane suora con loro è stata gentile e non tollerano che lui le manchi di rispetto ora che sta morendo. La zuffa è inevitabile e il ragazzo ha la peggio. Cade sul prato, il sangue sgorga dalle labbra, il freddo lo avvolge, il campanile suona e nel torpore percepisce in lontananza lo stridore delle ruote di un carro…

Quando Selma Lagerlöf dà alle stampe nel 1912 Il carretto fantasma è già famosa in tutto il mondo grazie all’epica Saga di Gösta Berling, pubblicato nel 1891, quando era ancora una giovane scrittrice svedese sconosciuta, e grazie al Premio Nobel per la letteratura assegnatole nel 1909. È la prima donna a vincerlo. In questo breve romanzo dalle atmosfere fiabesche e cupe, in cui i fantasmi percorrono i sentieri tra le ombre della notte, si consuma una terribile storia d’amore, fatta di distruzione e rinascita. Peccato ed espiazione attraverso la concezione dell’amore salvifico. Trionfano i due personaggi principali, opposti nella loro missione. Edit, protesa interamente alla salvezza degli altri e dell’uomo che ama, e David, interessato unicamente a tormentare fino alla morte chi orbita intorno a lui. Più avverte l’amore altrui, più si diverte e sbeffeggiarlo e rovinarlo. L’opera è stata paragonata al Canto di Natale dickensiano, l’idea del fantasma che mette il protagonista malvagio di fronte alle proprie colpe per condurlo alla redenzione prima che sia troppo tardi. E se in questa vita terrena non c’è posto per Edit e David, forse sarà loro concesso di vivere il loro amore nell’altra, quell’invisibile esistenza in cui le anime s’incontrano. Ma l’uomo sa che prima di poterla raggiungere deve adempiere ai suoi doveri, sistemare le cose e solo dopo aver mantenuto tutte le promesse andare da “colei che desiderava”. Il testo è arricchito da un’interessante introduzione scritta da Bruno Berni che ne sottolinea, al di là del misticismo e del tema fiabesco, il forte realismo e la testimonianza della crisi sociale. Nel 1921 è stato prodotto il film omonimo con Victor Sjöström in qualità di sceneggiatore, regista e interprete di David Holm. Un gioiello del cinema muto, con giochi di luci e ombre innovativi per l’epoca, specialmente per ricreare l’inconsistenza dei corpi dei fantasmi. Da quest’opera ricca di suggestioni molti registi moderni hanno tratto ispirazione, come Stanley Kubrick e Sergio Leone.



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