Il caso Léon Sadorski

Parigi, aprile 1942. L’ispettore principale aggiunto Léon Sadorski è innamorato della moglie Yvette e ancora molto attratto da lei nonostante i sedici anni di vita in comune: certo, questo non significa che possa o debba esserle fedele, ci mancherebbe, ma si limita a “piccoli strappi alla regola” con cameriere di bar o alberghi o con qualche poveretta coinvolta in indagini di polizia della quale lui si approfitta promettendo un trattamento di favore. Comunque in quella bella mattina di primavera, mentre si reca al lavoro a piedi – Parigi da quando è occupata dai nazisti non ha più tassì, autobus e tram e ci si muove al massimo in bicicletta o con la metro, che però è talmente affollata da essere un incubo – Sadorski decide che qualche giorno dopo dovrà proprio fare un salto al mercato nero dei polacchi di Saint-Paul per trovare calze e biancheria intima da regalare alla moglie. In questura Sado – così lo chiamano i colleghi – è temuto, “ha la fama forse esagerata di essere un prepotente” violento e collerico. Lavora nella stanza 516, al secondo piano dell’ala nord: ed è qui che mentre sta esaminando alcuni documenti lo raggiunge l’ispettore Beauvois, che gli sottopone il dossier di una certa Yolande Marguerite Metzger, una stenodattilografa del Commissariato generale alle Questioni ebraiche, accusata di prostituirsi assieme alla sorella (e probabilmente alla madre) con ufficiali tedeschi. Beauvois è convinto che le Metzger siano ebree, ma Sadorski riconosce il cognome alsaziano (sua madre è originaria dell’Alsazia, anche se lui è nato in Tunisia) e ordina di lasciar perdere, congedando il suo sottoposto. Ha appena iniziato a fantasticare sulle due sorelle e sulle loro performance sessuali, che squilla il telefono: è l’ispettore principale Cury-Nodon, ufficiale incaricato del collegamento con le SS, che gli chiede di passare nel suo ufficio a fine giornata con un tono che mette in allarme Sadorski…

La critica francese ha definito questo romanzo – primo capitolo di una saga che Oltralpe è giunta finora al quarto volume – un “polar historique”, ed è una definizione molto azzeccata perché Romain Slocombe mostra un talento esplosivo nel sommare i cliché narrativi sui nazisti a quelli del noir parigino. Due tòpoi molto conosciuti nella letteratura e nel cinema, ben radicati nell’immaginario collettivo. E infatti tutto è come ci si aspetta che sia, senza sorprese, ma funziona alla grande e Il caso Léon Sadorski si dimostra un vero page-turner, affascinante e avvincente. Merito senza dubbio dell’ambientazione suggestiva – la Parigi occupata dai nazisti del 1942 – ma merito soprattutto del protagonista, un antieroe viscido e opportunista che da un lato suscita empatia ma dall’altra disprezzo, se non ribrezzo. Lo stesso Slocombe ha raccontato in un’intervista: “Stavo facendo ricerche sulla polizia francese durante l’occupazione e in particolare (…) sulla Sezione 3 dei Renseignements généraux, specializzata in arresti di ebrei sulle strade pubbliche. Un certo ispettore Louis Sadosky si “distingueva” in questo servizio, così ho deciso di scegliere lui come protagonista, cambiando leggermente il suo nome. (…) Negli Archivi della Questura, nonché agli Archivi Nazionali di Pierrefitte, (…) ho consultato e fotografato migliaia di documenti, in particolare i fascicoli degli agenti di polizia più coinvolti nella collaborazione, gli arresti, le torture”. Sadorski è corrotto, doppiogiochista, laido e violento: spilla soldi o sesso alle persone sulle quali si trova ad indagare, è un collaborazionista e ammira gli occupanti tedeschi e la Gestapo. Immaginate quindi lo sconcerto che lo coglie quando scopre di essere sotto indagine da parte dei tedeschi e quando viene trasferito a Berlino per essere interrogato, insieme ad un ex collega. È dal mistero nascosto in questa indagine delle SS (l’affaire, il caso del titolo), da questo battesimo del fuoco, da questa nera catarsi – formidabile la scena della condanna a morte del protagonista, che non meglio definiamo per non fare spoiler – che parte una traiettoria di vita abbietta, quasi squallida nella sua banale brutalità ma che consegna alla scena letteraria europea un nuovo, grande personaggio.



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