Il cielo stellato fa le fusa

Il cielo stellato fa le fusa

Villa Peyron al Bosco di Fontelucente a Firenze è la location in cui si ritrova un gruppo di persone. Li accoglie tutti Lauretta, una cinquantenne che porta male la sua età, ex bidella, moglie di Nando l’idraulico e madre di Enrico (in onore di Berlinguer) e ora governante e soprattutto regina della cucina della Villa. L’occasione è un convegno su cibo e cultura, con un titolo tratto dal Satyricon di Petronio, “Hic porcos coctos ambulare” (“Qui passeggiano i porci belli e cotti”) e che ha un altrettanto curioso sottotitolo: “Come un uovo: la rinascita vien mangiando”, convegno a cui è possibile accedere pagando una quota di iscrizione più un’ulteriore aggiunta per il pernottamento e l’assaggio di alcune ricette realizzate nello svolgimento e approfondimento del tema. La Villa si adatta perfettamente al convegno: è circondata di un ampio parco con bosco ceduo, terrazze, scalinate, fonti d’acqua e di luce. Descrizione e commenti su quanto succede nel convegno sono dovuti a Rollone il Vichingo (anche se tutti lo chiamano Rolando Rosa), uno splendido gattone che, figlio di un maine coon e di una gatta senza pedigree, vive sdraiato nei corridoi della Villa in attesa che qualcuno gli dia da mangiare. Stando così le cose è inevitabile che conosca a memoria tutto quello che avviene in questo ameno luogo di Fiesole e che sia un perfetto narratore per le vicende del convegno così tanto atteso, a cominciare dall’arrivo in gruppo del colorato assembramento dei partecipanti ai lavori che vengono condotti da Lauretta in cucina per il benvenuto, con un primo assaggio del suo cavallo di battaglia, ovvero il “Cielo stellato”...

Il primo impatto con il nuovo romanzo di Chiara Francini è subito una beatitudine con cui proprio lei ci “sbenediziona”! Ci si ritrova, infatti, a immaginare questa bellissima villa, imponente e grandissima, profumata negli spazi del suo parco, con angoli ameni, come le terrazze e le scalinate, o le fontane in cui è possibile fermarsi a riflettere, senza tralasciare le raffinate sale in cui assaggiare le prelibatezze di Lauretta (non dimentichiamoci che l’occasione è proprio un convegno di cibo e cultura!). Tutto questo ci gratifica immediatamente, così come l’idea di una ricetta così nobile (nonostante sia di origine contadina) da meritare il nome altisonante di “Cielo Stellato”. Sì, intriganti, incuriositi e non poco, affascinati... ce li possiamo mettere tutti gli aggettivi, perché il tono di scrittura lieve, non evita di far pensare ad una modalità con cui trascorrere un lockdown, un segreto sul come viverlo, esattamente com'era successo nel Decameron, ovvero raccontandosi novelle. Non storielle banali e superficiali, ma storie vere, accadute davvero e che davvero portano in superficie eventi e/o personaggi dimenticati che invece meriterebbero di occupare un posto speciale nella storia di questo mondo. Sono novelle che ci portano in giro per il mondo e per le epoche, ma ci riconducono poi sempre “a casa”, con un bagaglio di conoscenza aumentato. E poi per tutto il percorso dei sei giorni di quarantena e di racconti, Lauretta, personaggio davvero unico nel suo genere, non smette mai di cucinare e di chiacchierare. E così come avviene per l’epidemia mai nominata (al punto che non sappiamo se si tratta di peste come ai tempi del Boccaccio o se sia la nostra epidemia di Covid-19, o altro ancora), non si nomina una ricetta delle prelibatezze, perché certi paradisi del palato appartengono più alla cultura di un territorio e al suo saper fare che alle possibilità di un “imbratta-pentole”. E poi, è vero che Rollone, voce narrante, cita Gadamer, ma non possiamo mica pretendere che sappia anche cucinare!

LEGGI L’INTERVISTA A CHIARA FRANCINI



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