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Il cimitero dei folli

Hollywood, 1954. Proprio di fronte agli studios della Maximus Films c’è il piccolo cimitero di Green Glades. Di giorno, gli studios sono affollati da figuranti nei costumi più incredibili, dagli antichi romani ai cowboy, dagli astronauti ai moschettieri, attraversati da animali esotici e abitati da vocianti troupe disincantate. Di notte, il silenzio scende sui teatri di posa, ora abitati soltanto dalla guardia notturna, esattamente come il cimitero. Quando poi, verso le quattro del mattino, anche le guardie giurate si addormentano, il testimone passa ai fantasmi, ai ricordi, al buio che precede l’alba. E la notte di Halloween probabilmente non farà eccezione. O forse sì? Un giovane scrittore e sceneggiatore che lavora alla Maximus Films già da alcuni anni – dopo che quando era solo un ragazzino la visione di King Kong lo ha letteralmente folgorato – trova sulla scrivania del suo ufficio uno strano invito che recita così: “GREEN GLADES PARK. Halloween. A mezzanotte di questa notte. Al centro del muro posteriore. P.S. Ti attende una grande rivelazione. Materiale per un bestseller letterario o un superbo soggetto cinematografico. Non mancare!”. Quasi allo scoccare della mezzanotte, l’uomo chiama un taxi per tornare a casa ma, incuriosito dal biglietto, gli chiede di fare una deviazione dentro il cimitero. Pioviggina. Lo sceneggiatore scende, nonostante un po’ di paura: nota una scala a pioli poggiata sul muro del cimitero. In cima alla scala c’è un uomo, ma è immobile, come se fosse… morto. La pioggia cade sempre più fitta. Cosa diavolo è successo a quell’uomo? “Era venuto lì, inseguito dalla tenebra, si era inerpicato su quei pioli, restando paralizzato alla vista…di che cosa? Di qualche cosa che lo aveva inebetito di terrore?”. D’improvviso, il corpo si stacca dalla scala e cade al suolo. Lo sceneggiatore accorre, lo guarda e ha la netta sensazione di conoscerlo. Sì, è proprio James Charles Arbuthnot, ex capo supremo della Maximus Films. Il problema è che quell’uomo è morto tredici anni prima in uno spaventoso incidente stradale. Un fulmine illumina la scena. Mentre il tuono rimbomba, lo sceneggiatore fugge terrorizzato verso il taxi che lo sta aspettando…

Uno scrittore e sceneggiatore cinematografico (dai tratti palesemente autobiografici) innamorato del fantastico e dell’horror sta scrivendo un film con il suo amico d’infanzia Roy Holdstrom (che in realtà sarebbe Ray Harryhausen, il leggendario creatore di mostri ed effetti speciali in stop motion): i produttori hanno chiesto loro di partorire il mostro più spaventoso della storia del cinema. Un misterioso complotto sembra guidarli verso un individuo deforme ma anche ricco e potente e così i due amici si trovano invischiati in un’indagine molto “weird” che coinvolge anche il burbero regista Fritz Wong (un incrocio tra Fritz Lang e James Wong Howe). Un noir? Un horror? Più che altro un omaggio commosso e sognante alla Golden Age di Hollywood, che Ray Bradbury ha conosciuto dal di dentro, lavorando a film come Destinazione… Terra! e Il Re dei Re (quello diretto da Nicholas Ray, ovviamente). E prima ancora al cinema degli anni Trenta, quando Bradbury era solo un ragazzino che passava le giornate fuori dagli studios della Paramount o della Columbia a caccia di autografi. Pubblicato nel 1990, Il cimitero dei folli è il secondo romanzo di una trilogia di “noir surreali” ambientati a Los Angeles che comprende Morte a Venice 1985 e Constance contro tutti del 2003. Lo stile è brillante, ricco di spiritosaggini e inside jokes, assai lontano da quello che la copertina dell’edizione italiana sembra voler suggerire. Una commedia nera sul cinema anni Cinquanta ricca di ironia ma poco consigliabile ai non appassionati del tema.