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Il cimitero dei senza nome

Il cimitero dei senza nome

È tardi e Central Park è completamente ricoperto di neve. Il parco è deserto e Temple Gault, l’uomo senza paura, si addentra nell’oscurità, calpestando con passo fermo la bianca coltre. Sente il suo stesso respiro, non teme la notte e si guarda intorno, tagliando l’oscurità con lo sguardo. Ecco il punto giusto! L’uomo si acquatta, appoggia sulla neve un vecchio zaino e si guarda le mani, nude e coperte di sangue, ma non ancora fredde. Le lava nella soffice neve bianca, che dopo raccoglie formando una palla rossastra. Quella neve insanguinata può rappresentare una traccia e lui non deve lasciare indizi e impronte. Così Gault si avventa sul manto nevoso, cancellando i segni del suo passaggio. Inizia poi a cercare l’uscita di emergenza scavando nella neve, per poter ritrovare quel foglio di alluminio che lui stesso ha sistemato tra la botola e la cornice. Finalmente trova quello che cerca: afferra la maniglia ad anello e solleva con tutta la forza quel coperchio, che nasconde i meandri della metropolitana. Lascia cadere nella botola sia lo zaino che la palla di neve e si aggrappa alla scala a pioli, che lo conduce nelle viscere della terra... È una serata fredda quella natalizia e Kay Scarpetta, per una volta, occupa il posto del passeggero della Crown Victoria, in un viaggio accompagnato dal sottofondo del centralino e dalle voci degli agenti che si parlano in codice. Si stupisce di se stessa Kay: come può essere che non si sia messa alla guida del mezzo? In realtà al volante c’è il suo inseparabile collega Pete Marino e per strada la gente sembra quasi impazzita nell’attesa che lo sceriffo Brown, noto cocainomane e losco personaggio, insieme a Babbo Natale, distribuisca doni ai bambini. Ed eccoli arrivati, anzi più che altro incastrati, in mezzo a un corteo di auto della polizia e di troupe televisive. Tutti lì per immortalare quel momento, che di divino non ha nulla, se non la sua sacra immagine pubblicitaria. Finalmente Kay e Pete arrivano all’appartamento e la prima figura che scorgono è quella di Brown che ha sulle ginocchia Trevi, un bimbo dagli occhi grandi, al quale porge dei doni incartati. Kay non immagina che da lì a poco si consumerà una terribile tragedia...

Ne Il cimitero dei senza nome, sequel di Insolito e crudele, la dottoressa Kay Scarpetta ha a che fare con Temple Gault, un killer psicopatico, suo acerrimo nemico, che la minaccia, intimidendo le persone a lei più care. Kay è particolarmente provata dalle probabili ritorsioni del potenziale assassino, tanto da perdere quella lucidità che la contraddistingue nelle indagini sugli omicidi che si susseguono. Questa volta il noto medico legale ha il dovere di porre fine alle crudeltà provocate da quell’uomo malvagio, che nel frattempo sigla tristemente gli assassini della sua gemella Jayne, dell’agente di polizia Jimmy Davila e dello sceriffo Brown di Richmond. Ne Il cimitero dei senza nome, l’ambigua quanto spietata figura di Temple Gault, già protagonista di altri due romanzi della serie e sfuggito una volta per poco alla cattura, la fa da padrone. Un libro dallo stile che non tradisce la celebre penna della Cornwell ma dalla trama meno avvincente rispetto agli altri che vedono la Scarpetta protagonista, se pur non priva della sua consueta compattezza. La scrittrice statunitense in/con Il cimitero dei senza nome presenta un intreccio alquanto differente da quelli che siamo abituati a leggere. La vita privata della protagonista, che generalmente fa da importante sfondo alle vicende narrate, in questo caso non subisce alcun tipo di variazione e rimane tendenzialmente piatta. Il coinvolgimento della squadra nelle indagini, tra cui la nipote di Kay, Lucy e il suo collega di sempre Pete Marino, rimane piuttosto marginale nella storia narrata. Non mancano i colpi di scena, se pur più prevedibili rispetto agli altri romanzi e il finale, abbastanza surreale, ma comunque ben incastonato nella vicenda.