Il circo dei vampiri

Il circo dei vampiri
A Grandville, sonnacchiosa cittadina statunitense dei primi anni ’60, il caldo d’agosto arroventa la mattina. La scuola ricomincerà fra un mese e l’aria ha l’indefinibile e fuggevole profumo di vacanze e di libertà. Dwight, Rusty e Slim (che è una femmina e risponde al nome di Frances) hanno tutte le intenzioni di spremere il meglio da quella giornata, e il meglio viene annunciato da un foglietto spiegazzato che Rusty tira fuori dalla tasca. È la locandina dello Spettacolo Itinerante dei Vampiri in cui si esibirà la splendida e letale Valeria, l’unica vampira al mondo in cattività. L’ora del ritrovo, manco a dirlo, è mezzanotte. Il luogo è il Campo di Janks, un posto deserto e maledetto dove anni prima un balordo era stato sorpreso da alcuni boy-scout ad arrostire sul fuoco un cuore umano. L’impedimento è che lo spettacolo è vietato ai minori di diciotto anni. Una ragione in più per far decidere ai tre amici di andarci ad ogni costo. Anche perché fra Dwight e Rusty c’è in gioco una scommessa: scoprire se Valeria sia davvero la portentosa bellezza decantata dal dépliant. Chi perde si farà rasare i capelli a zero da Slim. Non sanno ancora come riusciranno ad entrare, comunque tanto vale raggiungere subito il Campo per dare un’occhiata. Magari non vedranno Valeria che dà la caccia ai volontari scelti fra il pubblico per dissetarsi dal loro collo, ma potranno almeno sbirciarla di nascosto. Una volta arrivati, si trovano davanti soltanto un’enorme spianata deserta piena di buche e tane di serpenti. Nessun furgone degli addetti all’organizzazione, nessun vampiro rintanato nella bara in attesa del calar del sole. In compenso c’è un cane randagio, ringhiante e orbo da un occhio, che li prende di mira costringendoli a rifugiarsi sul tetto di un vecchio chiosco in cui un tempo si vendevano birra e panini. Bene, ora sono in trappola. Uno di loro dovrà in qualche modo scappare e cercare aiuto, il che significa mettersi nei guai in partenza perché sul Campo di Janks pesa l’assoluta interdizione dei genitori. Comincia così una lunga serie di incidenti e fatti sinistri che li accompagneranno fino alla notte più agghiacciante della loro vita...
Con Il circo dei vampiri siamo dalle parti dei kinghiani Il corpo e It, e dell’adolescenza che subisce una brusca impennata verso la maturità a causa del faccia a faccia con il male. Anche qui l’ambientazione è la provincia americana perbenista e bigotta non ancora sfiorata dall’imminente contestazione. Una location falsamente rassicurante, dove molte delle anonime casette con il loro prato ben tosato nascondono brutte faccende che è meglio non si sappiano in giro. Storie come quella di Slim, vittima da bambina delle attenzioni incestuose del padre. O come quella, suggerita ma più che plausibile, fra Rusty e la sorella minore Bitsy. Il grande Richard Laymon ci trae più volte in inganno spiazzandoci con segnali inquietanti che poi ricevono spiegazioni perfettamente razionali, al punto da farci credere che quello che stiamo leggendo sia un Bildungsroman molto ben costruito, che si (e ci) cala con empatia nelle sfaccettature della psicologia adolescenziale, nei suoi timori e nelle sue ossessioni. Ossessioni che nel caso dell’io narrante Dwight e del suo ingordo, imbranato e ciccioso compagno Rusty sono in buona parte di tipo erotico. L’iniziazione che i due subiscono una volta entrati nel circo dei vampiri è innanzi tutto sessuale e Dwight, prima di concludere il resoconto della sua avventura, passa attraverso una succosa rassegna di emozioni che lo turbano dall’ombelico in giù. Poi però l’orrore arriva davvero ed è del genere trucido, con scene splatter che rispecchiano le fantasie proibite di un sedicenne chiuso in bagno con un fumetto hard fra le mani (iperfemmine lungocrinite, con i seni al vento e i muscoli luccicanti di sudore, che combattono in gabbia bardate di minimali mise di cuoio). Ma i mostri non sono solamente quelli che calano un sipario horror sul finale. Basta guardare il pubblico che assiste eccitato alla performance della vampira. Sono le rispettabili persone di Grandville, che applaudono, incitano, gridano, si eccitano. E, mescolati fra loro, ci sono altri bei tomi che aspettano l’occasione propizia per trascinarsi in macchina una ragazza, meglio se non consenziente. Se le creature delle tenebre sono da temere, anche gli umani della porta accanto non scherzano. E se all’inizio credevamo di avere a che fare solo con l’esperienza di tre giovanissimi introdotti  nell’età adulta dal loro bravo battesimo del fuoco, ebbene, ci siamo sbagliati. La paura è più concreta che mai. Meglio far tesoro delle parole con cui Dwight conclude il suo racconto: “Se mai doveste venire a sapere che lo Spettacolo itinerante dei Vampiri sta arrivando nella vostra città, statene alla larga. Per l’amor di Dio”.

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