Il collegio - Cocktail di amicizie

Il collegio - Cocktail di amicizie

Padova, primavera 2019. Jasmine, al secondo anno di Università, vive in una stanza di un convitto gestito dalle suore e lavora in un negozio di abbigliamento. Sta uscendo per andare a lezione e sfoggia un vestitino nuovo (se l’è comprato dai cinesi con il sudore della sua fronte!). Mentre si gira per chiudere la porta della sua stanza a chiave, nota che nella porta accanto sta arrivando una nuova vicina, almeno a giudicare dagli scatoloni! Nota anche che si tratta di una ragazza molto bella, che sta parlando al telefono, con un accento esotico a metà tra Belen Rodrìguez e Papa Francesco. Decide così di darle una mano. La ragazza si presenta: si chiama Zara ed è appena arrivata da Milano, ma è brasiliana e la lingua che parla è prevalentemente portoghese. In quello stesso giorno arriva anche Amanda, una modenese che frequenta il primo anno di corso di laurea magistrale in Psicologia ed è amica di un amico. Non è bella, anzi, veste sempre in tuta e ha un aspetto trasandato, ma ti guarda con insistenza, piantandoti gli occhi addosso fino a metterti a disagio. Ti mette addosso l’ansia pure quando mangia i suoi piccolissimi bocconi regolari che mastica a lungo. Ogni tre, sistematicamente, beve un bicchiere d’acqua. Sarà per questa lentezza che nel pomeriggio Jasmine arriva al lavoro in ritardo di dieci minuti? Ma è l’incontro con Victoria, futuro ingegnere di Venezia, che mette Jasmine KO: prima la scambia per un fantasma e poi scopre che vive lì da cinque anni al buio e isolata dalle altre per un disturbo neurologico di cui si conosce ben poco, tra cause, nome e cura...

Non è difficile stringere legami di ferro quando si è lontane da casa e soprattutto si vive in un convitto, in una casa per studenti, in un collegio universitario... È quasi un’esperienza vissuta da molti, forse anche per questo è costellata da eventi condivisibili, perché si perpetuano a volte anche tutti uguali: il doversi difendere dal gruppetto di “odiose”, il non avere nessuna voglia di presentarsi al cospetto della direttrice, il cercare di cogliere sul fatto il/la “ladro di turno”, quello cioè che si approfitta delle cose/cibi/trucchi/libri/penne personali, ma tenuti in luoghi comuni, come possono essere le cucine, i bagni, la biblioteca o la sala studio... Ecco, anche qui succedono queste cose, come nella realtà e tutto è descritto con grande verve che sembra quasi di vivere tali situazioni e soprattutto con le stesse emozioni. Ma non c’è solo questo: l’età è quella giusta per farsi il gruppo di amiche, per innamorarsi, ma anche per studiare, pur se si lavora per mantenersi agli studi. Tutte le cose, i famosi “rivoli” in cui è facile perdersi, alla fine sono quelli che determinano una carriera universitaria non proprio brillante, ma che comunque, pur se con qualche ritardo, procede e nemmeno poi così male. C’è la vita a vent’anni, c’è il rifiuto degli schemi, anche se questo non vale per tutte, ci sono le scoperte, alle quali, fin lì, magari ti sei rifiutata di credere, ma che riguardano proprio il tuo modo di essere. E poi ci sono le conquiste, sotto molti punti di vista. In fondo anche arrivare a farsi fare un tatuaggio può dirla lunga su chi siamo.



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