Il colore dell’odio

La neve comincia a cadere copiosa sullo stadio della Cortaca High School, quando la temperatura scende di un paio di gradi. Ma a Jessup, un diciassettenne grande e grosso, non dà fastidio, anzi. Non ha paura del freddo, non teme la sensazione gelida che si insinua sotto le protezioni e che lo eccita. Ciò che conta è giocare bene, dimostrare il proprio valore contro quelli della Kilton Valley, ragazzi ricchi che vivono in case con quattro camere da letto, caminetti e gas decorativi, termostati tarati a ventidue gradi d’inverno e d’estate, mentre lui vive con sua madre e la sorellina Jewel in una casa mobile, lavora e studia per ottenere una borsa di studio e andarsene il più lontano possibile da Cortaca. Sono passati quattro anni da quando suo fratello Rick è stato condannato per aver picchiato a morte due ragazzi di colore che lo molestavano. Il loro patrigno David John era lì quand’è accaduto e, anche se non ha fatto niente, si è preso comunque quattro anni. È una brava persona, ma ha dei precedenti e in una cittadina come Cortaca sono un pessimo biglietto da visita. Questa sera, con sua madre ci sarà anche lui a guardarlo giocare, appena uscito dal carcere, un motivo in più per giocare al meglio. Per sé, per sua madre e per sua sorella, per David John e per la sua ragazza Deanne. Il compito del linebacker è quello di difendere, perciò quando Corson, il quarterback di Kilton Valley avvia l’azione, Jessup non si preoccupa nemmeno del pallone e gli si getta addosso, lo travolge come un treno in corsa. È un’azione dura, ma regolare. Dopo la partita, i due si incontrano nel parcheggio. Corson è furioso, con un calcio fa esplodere il fanalino posteriore del suo pick-up. Ma Jessup non cede alle provocazioni, sa che la storia di suo fratello Rick e del suo patrigno giocano a suo sfavore, così come il fatto che la sua famiglia frequenti la Santa chiesa dell’America bianca e Corson è un ragazzo di colore. Se si lasciasse trascinare in una rissa, tutta la comunità si scatenerebbe contro di loro. Ma l’odio è come la neve, scende e si ti si appiccica addosso e tu non puoi impedirlo…

Non sempre è possibile sottrarsi ai modelli che ci vengono imposti sin dalla nascita, non sempre è possibile uscire dalla corrente che ci trascina dove non vorremmo. Jessup è nato in una famiglia marchiata con il fuoco dall’omicidio di due ragazzi di colore e, se suo fratello oramai è perduto, lui vuole il riscatto con la dimostrazione del proprio valore. Eppure ciò a cui assistiamo qui è la dimostrazione che l’odio è tentacolare, complicato come e più dell’amore, persino inevitabile. Il fanatismo che lo genera non ha colore, è la benzina che si getta sul fuoco e che crea un fumo denso che impedisce di vedere. Il romanzo di Alexi Zentner ci mette davanti a ciò che magari non vogliamo ammettere. Figlio di due medici attivisti e impegnati nei servizi sociali, Alexi per due volte assiste all’incendio dello studio dei genitori. Nessuno viene arrestato per aver commesso questi fatti. “Mia madre era minuta, ma con la furia nel sangue: l’ho vista spaventare a morte uomini tre volte più grandi di lei. Mio padre non era da meno. I miei genitori credevano nella necessità di lottare contro i prepotenti per dare a tutti un’occasione nella vita”. Il colore dell’odio nasce proprio da queste esperienze, che generano domande importanti. Come sarebbe stata la sua vita se fosse cresciuto con un modello diverso? Sarebbe riuscito a sottrarsi al fumo provocato dal fanatismo? Che tipo di uomo sarebbe, adesso Alexi? E ancora: a che cosa serve essere brave persone? E sulla strada del bene, quali errori facciamo, quali cicatrici ci porteremo dietro? Ognuna di queste domande riceve una risposta in questo libro che Alexi pensa per molti anni. L’adolescente bianco, povero ma pieno di buone intenzioni e di voglia di riscatto, viene trascinato via dal fiume di odio generato dal fanatismo. Il suo amore per Dianne lo rende cieco, quello per la sua famiglia ubbidiente alle regole di una chiesa che reclama il diritto di essere bianchi. Sì, l’odio è come la neve, che ti si appiccica addosso senza che tu possa impedirlo. Il passato è un tatuaggio indelebile e la famiglia può essere come una pietra al collo, mentre tu nuoti per rimanere a galla. “Non si porge un’ancora a un uomo che affoga” pensa sconsolato Jessup.

 


 

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