Il coltello

Il coltello

Stavolta la ricaduta nell’alcolismo di Harry Hole è pesante; aveva lasciato il servizio attivo per insegnare alla scuola di polizia di Oslo ed avere una vita più tranquilla con Rakel, sua moglie. Poi Rakel l’ha sbattuto fuori di casa ed Harry vive sbronze prolungate che lo portano a perdere i sensi e ad avere intere ore di buchi di memoria. È stato ripreso in servizio all’Anticrimine solo grazie all’amicizia del suo capo ed amica Katrine, ma demansionato: la scorta di fiducia della quale godeva è ormai in riserva. In giro torna a farsi vivo Svein Finne, psicopatico stupratore omicida e suo primo arresto in carriera, suo nemico personale. Ma è da escludersi che Harry possa occuparsene, ormai è troppo inaffidabile. Prende sbronze così dure che una mattina si sveglia sporco di sangue e non ricorda assolutamente nulla di ciò che è successo la sera precedente. L’unica cosa certa è che quella notte è stato commesso un omicidio…

I fan del genere saranno sicuramente felici di trovare quello che si aspettano e forse anche qualcosina in più ma, che il filone del giallo scandinavo – tra romanzi, imitazioni “alloscandinave”, film e serie televisive – dovesse prima o poi accusare stanchezza era prevedibile. Forse sarebbe stato utile prendere a monito l’esilarante L’assassino, il prete, il portiere di Jonas Jonasson che già nel 2015 ne parodiava la moda. Con Il coltello siamo al dodicesimo caso dell’investigatore Harry Hole e non si può pretendere di misurarsi ogni volta sulla lunghezza di Guerra e pace. È quindi fisiologico che nelle 625 pagine del romanzo confluiscano momenti di alta scrittura, soprattutto riguardo agli spazi lasciati alle riflessioni esistenziali, seguiti da capitoli e vicende inzeppate col mazzuolo. La tendenza di Jo Nesbø a mettere sempre un po’ troppa carne al fuoco è qui portata all’eccesso: oltre alla carne scarica cataste di legna norvegese col timore, forse, che il fuoco si stia estinguendo. È quindi nell’eccessiva ricerca di continui colpi di scena e depistaggi che si nota l’affannosa ricerca di un artificio ed un make-up che coprano i segni dell’usura. Ci riesce bene Nesbø, ma quasi sempre il declino lo si nota proprio nell’eccesso stesso del trucco.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER