Salta al contenuto principale

Il commissario e la badante

Il commissario e la badante

Poliziotti si nasce e se così è, non c’è pensione che tenga! L’ex commissario Giorgio Robbiani poliziotto c’è nato, lo ha fatto per tutta la vita e... non vuole smettere. Continua a seguire i colleghi, piuttosto che dedicarsi alla pittura, visto che gli hanno regalato tele, pennelli e colori al momento del congedo. Ora però l’età avanza, è rimasto vedovo da poco ed è costretto pure a dover girare con il bastone: gli è proprio sempre più difficile uscire di casa e anche la spesa se la fa consegnare a domicilio. Ma la figlia Giulia non è tranquilla e si è già informata su costose case di riposo o residenze per anziani. Finché la soluzione è Zaynab Ammar, una badante trentenne tunisina alla quale, al momento del primo colloquio, Robbiani fa un sacco di domande mirate: per quanto tempo ha lavorato in fabbrica dopo la morte del marito? Si è ripresa dall’incidente? Trova il tempo per dedicarsi alla fotografia? Zaynab allarga gli occhi e il vecchio commissario parla della sua deformazione professionale, quella di osservare con attenzione: il velo che porta non è da lutto, quindi deve essere passato del tempo, ma porta due fedi di cui una molto più grande del suo dito, ha un braccio rigido e la cicatrice di una bruciatura sul polso, come di chi usa la fiamma ossidrica e ha sentito l’odore del solvente da sviluppo fotografico. Ma, a sorpresa, anche la badante dimostra di non essere da meno e lascia Robbiani a bocca aperta. Lei, con estrema tranquillità, afferma: “Anche le badanti hanno i loro trucchi”...

Non si tratta propriamente di un romanzo, ma di tanti, tanti (85) piccoli racconti per altrettanti eventi e situazioni criminali risolte dall’ex commissario e dalla sua badante, la quale è senza dubbio un alter ego pazzesco! Ovviamente i crimini risolti non sono mai delitti efferati, ma non è questo l’aspetto migliore del libro, che sta tutto nell’evoluzione del rapporto tra Robbiani e la sua badante, due vedovi che piano piano finiscono con l’intendersi alla perfezione nonostante la differenza di età, di cultura, di esperienze, al punto che arrivano a capirsi anche senza parlare o adottando un linguaggio in codice, solo per aver letto insieme un racconto di Graham Greene. Tra i due strani investigatori è uno scambio continuo di informazioni e di modalità di interpretazione della vita, anche se fondamentalmente, nonostante le provenienze così diverse, la pensano alla stessa maniera. Se tutto si basa sugli aspetti umani, c’è da aggiungere che anche la soluzione dei “casi” è senza dubbio unica e particolare, quasi “morbida”, verrebbe da dire, perché avviene in piena tranquillità, parlando, senza urlare e senza usare la violenza. Ed è così che situazione dopo situazione, si incontra anche Elia Contini, l’investigatore privato creato dallo stesso Fazioli, accompagnato anche in questo racconto dal suo amico eremita Giona che vive in una grotta naturale in montagna (protagonisti entrambi di Gli svizzeri muoiono felici). Insomma, una lettura piacevole, che scorre serena, ambientata in luoghi incantevoli e freschi, come solo quelli della Svizzera possono essere. E le descrizioni di Fazioli non tradiscono.