Il corpo è una chimera

Il corpo è una chimera

Il corpo di Isabelle riposa immobile, perfettamente in ordine, truccata e pettinata com’è stata ogni giorno della sua vita. Il livido sulla fronte è stato coperto bene dall’impresa funebre. Forse per lei è quasi un sollievo non dover mai più ricercare e puntare a quella perfezione esteriore, utopica da mantenere a quasi sessant’anni. Ma aveva troppa paura che, altrimenti, Arnaud non l’avrebbe più voluta. Il corpo di Marion è “morbido”: non ha più vent’anni, non si spoglia più per esibirsi e concedersi a uomini e donne, poi ci sono state le gravidanze impegnative. Soprattutto non ha mai ambito ad essere impeccabile come sua madre Isabelle. Del resto, pensa, Élise la ama ugualmente e questo conta. Philippe ha vissuto tutta la vita in un corpo di cui non è convinto, con un’apparenza che in fondo non ha mai sentito realmente sua. Una vita di vergogna, passata a idolatrare e invidiare in rigoroso silenzio l’eleganza e la perfezione della moglie Isabelle. Ex-moglie Isabelle. Il corpo di Maya è il suo strumento di lavoro: si è mostrato, esibito, di volta in volta viene vestito, truccato, osservato, palpeggiato... picchiato... Per fortuna c’è Jo, il suo cavaliere senza macchia e senza paura: poco importano le incomprensioni quando ci si ama. Il corpo di Ashanta è delicato, la sua pelle è leggera carta velina pronta a strapparsi al minimo soffio. Camille deve prestare sempre molta attenzione quando la tocca, sa di poterle far male. Ma Ashanta è anche forte, solida: dovrà esserlo, se vuole che Camille superi il trauma, la violenza inspiegabile che il suo corpo ha subìto...

Questo romanzo corale di Wendy Delorme (performer neo-burlesque e attivista LGBT, oltre che scrittrice) è come un ordito fittissimo, in cui inizialmente ci si perde, i fili si confondono, ne spuntano di nuovi ad ogni pagina e districarsi è complesso. Poi la matassa si dipana, gli incroci si fanno più chiari, per diventare poi alla fine una tela intrigante, in cui si rimane comunque un po’ incastrati. Il corpo è una chimera, infatti, è un romanzo “viscoso”, che tiene incollato il lettore, perché affronta le Grandi Tematiche dell’umanità: il sesso e il desiderio, l’aspetto esteriore e i canoni che la società impone in merito, il pregiudizio nei confronti della diversità, i legami familiari e l’influenza che hanno nella vita di ognuno. Tutto questo segna a fondo il corpo (dei protagonisti ma anche di noi tutti), che non è solo involucro, bensì è lo strumento, il filtro tra dentro e fuori, con il quale, ogni giorno, ci relazioniamo con gli altri, che tutti vedono, che noi stessi vediamo e con cui, ammettiamolo, è difficile essere sempre in armonia. Il corpo è una chimera perché, come l’animale mitologico, porta in sé, volente o nolente, i “pezzi” di ciò che incontra e raccoglie nella sua esistenza. La vera difficoltà, l’obiettivo per i protagonisti del romanzo ma penso per tutti, è far pace con questi elementi che ci compongono, che forse a volte non vorremmo, ma con cui dobbiamo imparare a convivere serenamente, apprezzandoli anzi come ciò che ci rende diversi, nel senso di unici.



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