Il cuore di un’ape

Il cuore di un’ape

Mentre torna a casa dall’ufficio, una sera abbastanza fredda di novembre, Helen non è più tanto convinta della scelta che ha fatto: accettare un lavoro più faticoso del previsto a Oxford, trasferirsi dal Sussex e andare ad abitare con l’amica Becky in un’anonima casetta a schiera con giardinetto sul retro... Certo, a trent’anni la prospettiva di un impiego finalmente stabile le era parsa invitante, poteva essere l’occasione buona per fermarsi, dopo lungo e inconcludente peregrinare. Il lavoro però si sta rivelando faticoso e contemporaneamente alienante, rinchiusa tutto il giorno nel ‘classico’ cubicolo modulare, identico agli altri attorno a lei, completamente privo di stimoli e personalità. L’inverno a Oxford, poi, è freddo, uggioso, grigio. Nel frattempo Helen è arrivata a casa e, nonostante il ghiaccio, è in giardino, non riesce a stare chiusa in casa stasera. Osserva l’ampiezza, i cespugli, la siepe, la staccionata...in quel frangente si fa strada un’idea improvvisa, assurda pensa, eppure prende forma velocemente, quasi in automatico. Nelle sue giornate piatte, in quell’ambiente spoglio, ci sarebbe davvero bisogno di una ‘piccola iniezione di vita’, piccola quanto un’ape! Ma se la sente davvero di riprendere in mano quella sua vecchia passione? È il momento giusto per affrontare un impegno del genere? Ce la farà, ora che non è nemmeno sicura della sua vita, a prendersi cura della vita di così tante creature? Cosa cambierebbe per lei con l’arrivo di un’arnia, del suo sciame di api? Cambierà tanto, cambierà tutto...

Il cuore di un’ape, prima ancora di essere un racconto autobiografico, è un tributo (talvolta quasi un trattato) a queste piccole ma potenti creature, energiche, organizzate, perfette nelle loro dinamiche di gruppo. Helen Jukes parla di sé per parlare di loro, con tono sempre ammirato, affascinato, in alcuni momenti quasi con timore reverenziale, come si confà quando si discute di qualcosa di divino e insondabile. La vita di Helen e la vita dello sciame procedono di pari passo: là dove evolve una, evolve anche l’altra, i progressi dell’una sono i progressi dell’altra. Nel corso della narrazione, infatti, i parallelismi (talvolta forse un po’ forzati) tra le due dimensioni si sprecano, Helen quasi si immedesima nelle sue api, ne assume le peculiarità: se le api vedono i colori sgargianti, come l’azzurro, anche l’autrice inizierà a notare i dettagli colorati attorno a sé, soprattutto gli azzurri. I cubicoli grigi del suo ufficio diventano ‘celle’ di un’arnia operativa, l’autrice amplifica i propri sensi, lascia aperto uno spiraglio, com’è nella sua arnia, da dove passano esperienze, nuove amicizie...e l’amore. La paura di prendersi cura di qualcuno e non farcela, l’ansia per una vita sprecata, per scelte sbagliate, diventano desiderio amorevole di preservare qualcosa di bello e farlo crescere, provando a vedere sì le stesse cose, ma da una prospettiva diversa, scoprendo che tutto sommato poi tanto male non è.



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