Il destino del cacciatore

Il destino del cacciatore

Agosto 1906, Africa orientale britannica. Il sottotenente dei King’s African Rifles Leon Courteney, diciannove anni, bello come il sole e coraggioso come un leone, sta guidando con il fido sergente masai Manyoro un reggimento di ascari a caccia di ribelli nandi. Purtroppo Leon e i suoi soldati non fanno in tempo a salvare il comandante del distretto di Niombi, Hugh Turvey, sua moglie e sua figlia di 5 anni, tutti brutalmente torturati e massacrati dai nandi, ma in compenso fanno in tempo a cadere in un’imboscata. Assediati dai feroci guerrieri ribelli, nettamente più numerosi, gli ascari al comando di Leon cadono uno a uno, e anche il valoroso Manyoro riceve una brutta ferita alla gamba. L’unica speranza di sopravvivere per Leon è caricarsi il camerata e amico sulle spalle e marciare per decine di chilometri fino al villaggio natale di Manyoro, in territorio masai. Qui i due – uno ormai in fin di vita per la ferita e l’altro con i piedi maciullati dalla marcia forzata – vengono soccorsi da Lusima, madre di Manyoro e carismatica sciamana, che li cura con erbe e pozioni tradizionali e riesce a salvare loro la vita. Sono però passate settimane dall’ultimo rapporto di Leon al quartier generale, e il giovane sottotenente decide di tornare alla base a piedi lasciando Manyoro convalescente al villaggio. Una volta tornato, Leon deve però affrontare i sospetti e l’ira del maggiore Frederick Snell detto Freddie la Rana, che già lo odia e non aspettava altro che un pretesto per trascinarlo davanti alla Corte marziale. Cosa che fa per insubordinazione, codardia e diserzione, accuse gravissime punibili con la fucilazione. Senza alcuna testimonianza, le speranze di salvarsi sono davvero esigue per Leon, che ha anche perso Verity O’Hearne, una giovane vedova irlandese con la quale aveva una relazione, fatta rimpatriare dallo scandalizzato Snell mentre Leon era in missione...

Torna alla grande Wilbur Smith – lo scrittore più venduto in Italia, e di gran lunga – con un altro capitolo della saga dei Courteney (10 romanzi finora), anzi per la precisione con un crossover con la saga dei Ballantyne (4 romanzi finora). Al centro della vicenda il rampollo di famiglia, quel giovane e impulsivo Leon (nomen omen...) che sta per trasformarsi da soldato a cacciatore e trovarsi al centro di un complotto internazionale alla vigilia della sanguinosa Prima Guerra Mondiale, con gli interessi coloniali di Gran Bretagna e Germania che cozzano paurosamente e gli echi della guerra Boera che a dieci anni di distanza dalla sua fine ancora non si sono dispersi. Naturalmente il Wilbur Smith che ha scritto il primo romanzo della saga nel 1964 era una persona molto diversa, e anche il modo di affrontare il plot si è profondamente modificato. Il lirismo si fa più dolente, il ruolo dei personaggi femminili si rafforza, i rapporti umani trovano una centralità che non sempre hanno avuto in passato. Ciò che resta intatto è il trascinante gusto per l’avventura di questo anziano affabulatore, l’amore per la sua terra, per la sua natura spietata ma meravigliosa e per gli uomini che l’attraversano.

LEGGI L’INTERVISTA A WILBUR SMITH



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