Il fantasma dei fatti

Il fantasma dei fatti

27 giugno 2008, Chianciano (Siena). È una piacevole serata e passeggiando lungo il viale Pietro Greco parla con Bruno di quattro storie italiane, concentrate in un brevissimo arco di tempo e tutte finite male, per i loro protagonisti e per il Paese. Eventi che hanno determinato la fine del predominio dell’Italia in settori strategici come l’industria informatica, l’autonomia energetica, la politica nucleare e il campo farmaceutico-biochimico, nonché lo stop della ricerca scientifica, la conclusione del boom e l’inizio del lento declino. Vicende “all’apparenza sparse e disgregate”, dietro le quali si potrebbe scoprire l’esistenza di “un piano, una ragione, un ordine, un destino”. L’idea che Pietro semina nella testa di Bruno è quella di scrivere un romanzo intorno a queste storie, provando ad immaginare ciò che è successo, anche ad inventare, pur non avendo uno straccio di prova di come si siano svolti realmente i fatti. Il 3 settembre 1978, due agenti della CIA bussano alla porta di uno splendido chalet affacciato su Lac Grand, in Québec. È la casa di Thomas Karamessines, detto Tom K o Tom il Greco, anche lui membro dell’Agenzia, ormai in pensione. Tocca a lui testimoniare davanti alla House Select Committee on Assassinations, in merito agli assassinii di John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King. E a Langley i vertici temono che possa parlare e raccontare tutto per vendetta. Bisogna convincerlo a tacere, ad ogni costo. Le storie che Pietro racconta a Bruno riguardano le morti di Mario Tchou, ingegnere elettronico, datata 9 novembre 1961, e del presidente dell’Eni Enrico Mattei, avvenuta in una marcita di Bascapè il 27 ottobre 1962; le vicende giudiziarie di Felice Ippolito, segretario generale del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, e di Domenico Marotta, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità. Fatti che si intrecciano con la storia italiana e con molte azioni sotto copertura gestite dalla Cia nel corso della Guerra Fredda…

Non è semplice definire l’ultimo lavoro di Bruno Arpaia. Il fantasma dei fatti è un libro poliedrico: è un romanzo ed un metaromanzo, ma ci sono anche aspetti di letteratura saggistica. Nella marea di documenti desecretati della Cia, della National Security Agency (NSA) e del Dipartimento di Stato Americano, a cui ha avuto accesso, l’autore svolge un’approfondita ricerca per capire davvero cosa sia accaduto, “evitando ogni semplificazione ideologica e umana”. In cerca di riscontri all’idea che vi sia stata una cospirazione internazionale per relegare l’Italia ad un ruolo di secondo piano nel campo scientifico ed economico. Il risultato è un bel libro in cui l’autore prova a colmare con la finzione il vuoto lasciato dalla ricerca documentale. Vestendo i panni del narratore, immagina l’ultimo giorno di vita di Tom il Greco nel suo chalet di Lac Grand, il 4 settembre 1978. Un personaggio realmente esistito, capo della stazione Cia a Roma alla fine degli anni Cinquanta e poi Direttore delle operazioni coperte, una figura misteriosa, che ha ricoperto molti ruoli di rilievo in operazioni di portata politica internazionale. Come metanarratore descrive come nasce l’idea del libro, gli ostacoli che ha dovuto affrontare e superare per arrivare alla conclusione del lavoro. Come giornalista, snocciola in modo dettagliato fatti, dati, ricostruzioni storiche, vicende internazionali, intrighi. Con sincerità l’autore ammette tuttavia di non essere riuscito a dimostrare l’esistenza di “una complessa macchinazione” né di “un piano rigoroso e ineluttabile”, per spiegare il declino attuale dell’Italia che ha avuto origine tra il 1961 e il 1963. La scelta del nostro Paese di adottare un modello di sviluppo senza ricerca non può che essere imputata ad una miscela esplosiva di “incoscienza, ignoranza, miopia, risentimento e incompetenza dei nostri partiti politici e della nostra classe dirigente…interessi privati preferiti quasi sempre a quelli pubblici…costrizioni geopolitiche e perdurante ideologia della guerra fredda”. Senza dimenticare qualche “aiutino della mafia, dei servizi segreti nostrani e inglesi o delle schegge impazzite della Cia”. Non aspettatevi dunque alcuna tesi complottista. Ma certamente questo testo non può mancare nelle librerie degli amanti della storia italiana, di spionaggio e controspionaggio, di agenti segreti, probabili cospirazioni, morti sospette e cablogrammi misteriosi. In considerazione delle complesse vicende, non solo italiane, di cui si legge, come l’assassinio di Kennedy, la cattura di Che Guevara o il golpe in Cile, molto apprezzata risulta la scrittura divulgativa.



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