Il fantasma dell’abate

Il fantasma dell’abate
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Scherzano il maggiore e Annon e sorridono del loro umorismo. Del resto manca ancora mezz’ora alla colazione, di tempo ce n’è e il giovane cerca di capire chi siano i nuovi arrivati. La carrozza è giunta a palazzo poco prima, l’ha vista ma non ha avuto modo di capire chi fossero gli occupanti. Il maggiore, informato su tutto, sa che ad essere arrivati sono il generale Snowdon e la sua bella moglie. Prima che Annon gli chieda di Maurice Treherne, l’uomo lo informa che è già nella casa, ma che non ha avuto modo di vederlo. Poveretto, Treherne! Il giovane ha dovuto accantonare l’idea di ricevere l’eredità da suo zio Sir Jasper. Eppure ne era così convinto, proprio come tutti. Il vecchio zio scapolo avrebbe dovuto lasciare tutti i suoi beni ai suoi due nipoti. Il giovane Jasper, essendo già ricco avrebbe dovuto ereditare solo il titolo, mentre a Maurice sarebbero toccati tutti gli averi. Il giovane, però, non ha visto il becco di un quattrino e il motivo non è chiaro a nessuno. Una cosa è però lampante: il tutto è iniziato subito dopo quel viaggio in nave durante il quale i cugini sono stati protagonisti di un naufragio e Maurice si è prodigato per salvare la vita del giovane Jasper, quasi perdendo la sua. Un ragazzo coraggioso, ma quella prodezza gli è costata un grave handicap che lo vede intrappolato su di una sedia a rotelle. Nonostante la sua pesante menomazione, Treherne non mostra né pessimismo, né abbattimento. Non esprime alcuna tristezza, sia perché Jasper è rimasto devastato da quanto accaduto, sia per orgoglio. Nonostante questo importante episodio, lo zio ha lasciato tutto al suo omonimo, privando Maurice di quello che gli spettava. Il motivo di tale drastica decisione è sconosciuto; nessuno sa se alla base di quanto determinato dallo zio ci sia qualche comportamento scorretto del giovane nipote o motivazioni più o meno gravi. Jasper, non appena ricevuta l’eredità, ha aperto le porte di casa a suo cugino, trattandolo come fosse un fratello. Restare invalido e privo di una buona salute non è l’unica tragica cosa toccata a Maurice. Il giovane ha dovuto rinunciare anche ad arruolarsi nell’esercito e l’unica cosa che gli rimane adesso è sposare Octavia e farsi una vita con lei. Annon prova dolore per questa soluzione, unicamente perché innamorato di Octavia e spera ardentemente che la ragazza possa porre obiezione alle nozze. Il maggiore non ne è affatto convinto ed esprimendo il suo pensiero relativo all’amore quasi fraterno per Maurice, che potrebbe muovere la ragazza verso la decisione di sposarlo, spegne del tutto l’entusiasmo del giovane…

Una piacevole lettura Il fantasma dell’abate di Louisa May Alcott, un romanzo breve in cui l’autrice riprende lo stile e i temi della letteratura inglese vittoriana. Protagonisti indiscussi della storia sono gli intrighi amorosi, i segreti e le gelosie, che rendono la narrazione dei fatti alquanto vivace. Il racconto verte intorno al personaggio di Maurice Treherne e del suo amore per la cugina Octavia, ostacolato dalla madre di lei, che per sua figlia avrebbe preferito un altro pretendente, piuttosto che un invalido. Le cose non si mettono bene per Maurice, che però a un certo punto può contare sull’aiuto di un fantasma decisamente singolare. Come succede nei romanzi inglesi di epoca vittoriana, i personaggi sono raccolti intorno al fuoco e raccontano storie di fantasmi, piuttosto che qualche pettegolezzo su un amico o un parente o conoscente. La Alcott colloca la storia de Il fantasma dell’abate nel periodo natalizio e l’ambientazione dona al lettore quel senso di calore tipico del Natale. La narrazione assomiglia molto a quella teatrale: durante la lettura si ha la sensazione di essere di fronte a più palcoscenici dove si svolgono scene differenti che poi vanno in qualche modo a intrecciarsi tra loro. Una storia semplice quella narrata dalla Alcott, dagli intrighi avvincenti e a tratti divertenti, ma spesso anche scontati. I personaggi sono disegnati abbastanza sommariamente, le loro emozioni emergono in maniera piuttosto blanda e il loro profilo rimane spesso nebuloso. Il fantasma dell’abate sicuramente non è il miglior libro della Alcott, ma è comunque una lettura consigliata: un romanzo pubblicato dall’autrice di Piccole Donne inizialmente con lo pseudonimo di A. M. Barnard, in cui la scrittrice statunitense, femminista e impegnata nella lotta per l’abolizione della schiavitù, riprende in maniera gradevole le storie di fantasmi di Dickens e quelle d’amore narrate dalla grande Jane Austen.



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