Il faro delle tenebre

Basso Salento, febbraio 2019. Il giovane avvocato penalista Raffaele Conti riflette di continuo su Ilaria Melcarne, la sua più cara amica, scomparsa d’improvviso inspiegabilmente. Soffre d’insonnia e la mattina per rigenerarsi corre spesso sul tratto di litoranea che da Otranto conduce al Capo di Leuca. Ripensa all’ultima criptica ed enigmatica telefonata in cui lei gli chiedeva di parlare prestissimo di una verità taciuta per troppo tempo e aveva riattaccato chiedendogli di perdonarla, non si capisce di cosa. Quella mattina decide di riposare un attimo lungo il percorso, visitando brevemente l’affascinante faro di Punta Palascia (il luogo più a est dell’Italia), non visibile dalla strada, in fondo a un sentiero ripido e stretto a strapiombo sul mare. Invece si ferma a lungo, sale in cima e ragiona sulla sua storia passata e sulle incombenze immediate. Originario di quei luoghi poi in Friuli Venezia Giulia fino a pochi mesi prima, lo attende il delicato processo che sta preparando per far condannare padre e nonna della tredicenne egiziana Leila sottoposta con ferocia e violenza a clitoridectomia con emorragia e infezioni. Tornando a riprendere l’auto scopre un cadavere fra gli scogli proprio dietro al faro, con una pistola vicina alla mano, chiama il 112 ma ormai l’ha riconosciuta, è Ilaria. Non si capisce bene se si è suicidata. Lascia Vito, un marito innamoratissimo, e Leonardo, un figlio piccolo e fragile con problemi di autismo. Raffaele circa un anno prima aveva assistito Aurora Melissano in una causa, si era innamorato della gemella Ginevra e aveva deciso di tornare in Salento, visto che le due sorelle erano in procinto di avviarvi una masseria, fra l’altro sorprendentemente assumendo Ilaria come cuoca. Non sarà l’unica morte di cui dovrà occuparsi, rischiando molto anche lui, non dimentica mai di aver promesso all’amica morta che avrebbe squarciato le tenebre e scoperto la verità…

L’avvocato e criminologo, assicuratore e arbitro (pallavolo), esperto di pizzica pizzica Alessandro Bozzi (Zug, Svizzera, 1984) ha padre e memorie salentine (madre veneta), vive in Friuli ed è al secondo discreto romanzo, narrato in prima dal protagonista. I personaggi sono acerbi ma ci sono, la trama è discutibile ma tiene, quel che manca è la precisione delle parole, la cura dello stile, la cancellatura delle ripetizioni. Forse è vero che non possono esistere tenebre e morte sotto la luce abbagliante del faro (da cui il titolo) e che Raffaele deve affrontare indagini professionali e personali emotivamente toccanti, però i suoi maestri e colleghi lo aiutano con efficacia, lo riportano spesso alla realtà e gli salvano la vita, sia quello di Gorizia, taciturno e riflessivo (Lodi), sia quello nuovo di Otranto, allegro e logorroico (Lizzi). Non da meno è il maresciallo De Vitis, tanto più che c’è di mezzo pure il contrabbando di droga e armi. Appare evidente che la gemella dai mitici capelli ricci e mori, dai glutei scolpiti (ex pallavolista) e dalla carnagione olivastra merita davvero ogni impegno per la vita nuova. C’è prima un gran segreto che devono svelare, poi l’amore sarà il faro per il futuro. Comunque, entrambi godono anche del locale vino Rosato.

 


 

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