Il figlio perfetto

Il figlio perfetto
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Sono gli anni ’90 e la Germania sta raccogliendo i pezzi del suo passato per ricostruire la nazione. Tra le persone impegnate a rimettere insieme quel puzzle intricato c’è anche Sieglinde, che smista e sistema i sacchi di documenti distrutti negli attimi turbolenti in cui finiva la DDR. La sua missione è quella di rimettere insieme una storia tedesca fatta di uomini e donne controllati, esaminati, spiati; ma ne ha anche un’altra di missione, più personale, ovvero sapere di più del suo passato, di quella promessa fatta ad un altro giovane tedesco la cui vita è stata dettata dalla follia hitleriana, il suo Erich. Era il 1939 quando le loro famiglie si trovavano a scivolare lentamente dentro le spire di una propaganda che avrebbe ingoiato le loro menti e trasformato gli amici in delatori, i vicini in possibili spie, i figli in nemici. Come diceva un manifesto presente su tutti i muri, “Zitto, che il nemico ti ascolta”. A farlo, però, era soprattutto coloro che ti erano più accanto che potevano interpretare un tuo gesto come atto sovversivo, la tua scelta di cucinare un’aringa dai tratti troppo marcati e poco tedeschi come indizi di un futuro piano di lotta al potere nazionale. Tutti iniziano a sussurrare, a non dire, per continuare ad essere dei buoni e perfetti tedeschi, mentre intorno il mondo inizia ad andare a rotoli, i palazzi ad essere bombardati e sopravvivere sembra sempre più difficile. Ci si trasferisce da un posto all’altro, spesso più piccolo, più claustrofobico, fino ad arrivare a ritrovarsi in una scatola più piccola, una bara che non si ha neanche tempo di seppellire. Il rifugio per i due ragazzi sarà, invece, un teatro berlinese dove sognare un’esistenza felice insieme e mettere in scena un destino diverso…

Il figlio perfetto cerca apparentemente di rispondere al quesito che tutti si pongono quando studiano questo determinato periodo storico: ma i tedeschi come facevano a seguire Hitler nei suoi deliri? Il lavaggio del cervello era così subdolo e strisciante che molte persone non se ne sono neanche rese conto, prendendo per buono tutto quello che gli veniva imposto. La Chidgey inserisce, ad esempio, le parole raccolte nelle interviste del Fuhrer nelle conversazioni quotidiane dei vari personaggi che parlano di donne o altri argomenti quotidiani allo stesso modo del loro strisciante leader politico, sottolineando, pertanto come il popolo fosse modellato, anche verbalmente, su chi li stava intanto spingendo alla povertà e alla morte. La dedica finale del libro, che spiega chi sia il “figlio perfetto” del titolo, e soprattutto, che scioglie qualsiasi quesito sull’identità del narratore onnisciente rende ancora più toccante la vicenda narrata, sottolineando come il desiderio di molti di essere adeguati e conformi agli occhi dello Stato divenisse la motivazione per scelte anche scellerate nella propria esistenza. La voce che accompagna la narrazione diventa più presente pagina dopo pagina e si definisce, quindi, in una chiara prima persona negli ultimi capitoli. Bella l’idea di introdurre i dialoghi tra due casalinghe tedesche tipo, Frau Miller e Frau Müller, che rendono bene l’idea dell’esasperazione di quel “ho sentito dire”, “qualcuno ha detto”, che riempirà il lavoro e le scartoffie di mille tecnici specializzati, prima del regime nazista e poi, in tempi più recenti, della Stasi. Proprio la piccola Sieglinde in una normale scena familiare, si domanda come resistere al fascino delle dicerie, che rappresentano le “storie migliori”.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER