Il fiore della notte

Il fiore della notte

New York, aprile 1979. Attorno al cadavere di John Ransom, musicista quarantatreenne, si è già formato un capannello di gente curiosa. Il detective Francis Mooney interroga un ragazzino: dal tetto è caduta una lastra di cemento fracassando il cranio di Ransom. Negli ultimi cinque anni, altrettante morti apparentemente accidentali fanno vibrare l’stinto di Mooney. Possibile si tratti di coincidenze? Watford ha perso, per l’ennesima volta, il lavoro. E con questo anche Inez, la sua compagna. La sua vita quasi perfetta è andata in frantumi. Una vita falsa come la maschera che indossa tutti i giorni. Quella notte torna il mal di testa, con nausea e febbre alta. Non gli resta che affidarsi alla medicina. Per un anno intero è un continuo entrare e uscire dagli ospedali, nei quali non sempre credono al suo malessere. Fugge dalla realtà, Charles Watford. In aeroporto, in divisa da commissario della Pan Am, con tanto di targhetta col nome, si lascia la metropoli alle spalle. Ancora una fuga. Nel frattempo, Mooney non si rassegna: il presunto assassino è un uomo colto, piccolo borghese, irreprensibile nelle relazioni sociali che cova dentro di sé tanto di quell’odio represso da spingerlo ad ammazzare senza una ragione. “Coazione a ripetere” è il movente. A maggio 1981, il sesto presunto incidente. Con la stessa modalità. Mooney è determinato a trovare il “Bombardiere” e sarà proprio l’incontro con Watford che darà una svolta alle indagini...

 

 

Sullo sfondo di una New York fumosa e cupa, descritta con attenzione e partecipazione, quasi a voler intervenire nella costruzione del racconto, spiccano su tutti (anche sulla storia stessa) i due personaggi principali, attorno ai quali è ricamato l’interno impianto della storia con un rilevante approfondimento psicologico. Francis Mooney è un detective sui generis: centoventi chili di misantropia, quarant’anni di servizio e metodi non proprio ortodossi. Ma una determinazione che non gli fa perdere un colpo. Charles Watford è uno psicopatico dipendente dal Demerol, bugiardo patologico e con la sindrome di Münchhausen (anche nota come sindrome da dipendenza da ospedale). Il fiore della notte è decisamente un giallo molto ben costruito, che si svela pian piano e che, nonostante le numerose divagazioni, colpisce per la capacità di raccontare pensieri e sentimenti. Lo stile ironico e cadenzato (anche grazie ai numerosi dialoghi) alleggerisce il tema e rende la trama ancora più accattivante. La sapiente traduzione di Tullio Dobner è un ulteriore elemento che rende la lettura scorrevole e coinvolgente. Merito a Minimum fax per aver ripescato l’opera di Herbert Lieberman, scrittore di polizieschi ormai novantenne, vincitore del Grand Prix della Litèrature Policiere nel 1977 con Città dei morti. Un autore da non farsi sfuggire.

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