Il fuoco della vendetta

Il fuoco della vendetta

Fine Settecento, India. Connie e Theo sono due fratelli, figli di Mansur e Verity Courtney. Constance è la più grande (di appena un anno), ma è quella da cui partono le idee malsane che inevitabilmente coinvolgono il fratello più per un senso di protezione che per reale voglia di avventure. È così per la festa a casa di Mr Meridew, per osservare le giovani ballerine di natch, una danza popolare conosciuta per essere destinata agli uomini, soprattutto per lo stile, l’abilità delle ballerine e il costume seducente. Ma mentre Connie riesce ad eludere la sorveglianza, Theo viene preso, riconosciuto e sgridato dal padre subito avvisato dell’accaduto. Nel frattempo la famiglia viene fatta allontanare dalla bella casa di Madras e trasferita all’interno del forte, nella casa di un mercante, per un prossimo attacco armato dei francesi ed è proprio qui che succede la tragedia, sempre a causa di Constance. La giovane, annoiata, dice al fratello, mentre la mamma sta riposando e il papà è fuori, di voler andare a vedere la guerra da più vicino, visto che si sentono i colpi di cannone. Theo sta leggendo, ma non può nemmeno immaginare di mandarla da sola, anche perché sa che quando si mette in testa una cosa è difficile dissuaderla! Il bombardamento si fa più assiduo, Connie, sulle mura pericolanti, non ne vuole sapere di rimanere riparata. All’intensificarsi dei colpi di cannone, Mansur rientra a casa a cercare figli e moglie. Scopre che i due ragazzi non ci sono e insieme a Verity intuisce che sono andati sulle mura e tenta di raggiungerli, ma quando Theo si rende conto che sono stati scoperti, è troppo tardi: la mamma precipita, mentre il padre per un attimo resta ancora attaccato ai mattoni rimasti, che cedono all’ennesimo colpo dei francesi...

Un altro pezzetto della storia della dinastia dei Courtney: questa volta sono i discendenti di Mansur di cui avevamo conosciuto la storia in Orizzonte, un Courtney rapito dai pirati arabi, venduto a un principe dell’Oman e quindi musulmano. Come sempre la storia è in grado di catturare sin da subito l’attenzione del lettore che difficilmente si stacca dalle pagine per la solita capacità di Wilbur Smith (affiancato da Tom Harper ) di coinvolgere in avventure che non hanno mai fine e che si susseguono senza soluzione di continuità da una riga all’altra. Ci sono gli indiani dell’India e i Nativi Americani e soprattutto l’eterno conflitto coloniale tra Francia e Inghilterra. Un’altra storia che va ad alimentare tutte le altre che Wilbur Smith ci ha regalato fin qui, aggiungendo tasselli su tasselli a questo grande mosaico della dinastia Courtney (chissà perché tra un libro e l’altro il cognome varia da Courtney a Courteney, magari un giorno sarà risolto anche questo dubbio!). Di certo non si può dire che gli eredi di Mansur non siano animati di coraggio, al pari di tutto il resto della famiglia. Perfino la bionda e fragile Constance, così dedita a matrimoni di convenienza, balli e toilette da gran sera, ne è priva. E forse è soltanto latente e pronta a saltare fuori per ogni situazione, soprattutto di pericolo, così come nella strategia e nella capacità di muovere i fili degli uomini che incontra, burattini nelle sue mani. “Bella mossa, Wilbur!”, verrebbe da dire per l’ennesimo romanzo che non perde mai di tensione, neppure per una pagina, con sorprese e colpi di scena che solo apparentemente possono apparire scontati. E Theo che per tutto il tempo è in costante tensione tre mogli, figli, sorella; che percorre chilometri su chilometri, perlopiù a piedi, in lungo e in largo per l’America; che soffre le pene dell’inferno, la paura, il dolore, l’odio, la nostalgia, dolori fisici e dell’anima... alla fine può finalmente riposare.



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