Il futuro era ieri

Il futuro era ieri
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Sisto si sveglia una mattina e decide che vuole organizzare il suo funerale. Per farlo deve recarsi al Comune e ottenere un certificato di morte che ne ufficializzi la sua condizione e gli consenta di organizzare liberamente l’evento. Sì, perché sarà un grande evento, di quelli memorabili. Ma recarsi al Comune in una città come quella in cui vive è una vera impresa. Innanzitutto deve chiamare in ufficio e comunicare che non si presenterà a lavoro. Per fortuna in tutti questi anni è sempre stato un impiegato modello, per cui la signora Tiziana, ferratissima in malattie, matrimoni e funerali, non batte ciglio e gli augura addirittura una buona giornata. Adesso che ha sistemato la questione lavoro, può finalmente avviarsi al Comune, a dichiarare la sua morte. Non ha mai fatto caso a quanta gente ci sia in giro al mattino, mentre lui solitamente siede alla sua scrivania. Forse anche troppa. Il percorso fino al Comune sembra pieno di ostacoli. C’è sempre qualcuno a interrompere il suo cammino…

“Detesto il cambiamento. […] Detesto le cosiddette avventure.”. Si presenta così Sisto, il protagonista de Il futuro era ieri, il nuovo romanzo di Federico Longo, giovane scrittore già noto per la segnalazione alla XXVII edizione del Premio Calvino. Il povero Sisto si costituisce subito e rivela già dalle prime righe la sua mania per il controllo, talmente accentuata da portarlo a una decisione singolare, almeno per il resto del mondo: organizzare il suo funerale. D’altronde si sente già morto, quindi meglio decidere tempi, luoghi e partecipanti senza lasciare al caso l’evento. Il suo piano prevede innanzitutto di recarsi al Comune: un buon funerale che si rispetti necessita di un certificato di morte. Il percorso casa-Comune assume una forma piuttosto bizzarra dato che Sisto non fa altro che incontrare conoscenti, vecchi amici, strani personaggi. Tipi e tipologie di umani che lo portano ad approfondire alcuni aspetti della sua vita, del suo passato, dell’essere umano in generale. Federico Longo ricorda nello stile, nell’arguzia e nell’ironia, semplice e tagliente, un certo Stefano Benni. Come lui ricama un personaggio grottesco, nei modi e nel pensiero, che risulta tuttavia credibile. Sisto motiva ogni sua scelta, si interfaccia al mondo che lo circonda e ai suoi (assurdi) personaggi con lucidità. La sua storia scorre pagina dopo pagina, incontro dopo incontro. Dopo tutta questa fatica, il suo funerale dovrà essere perfetto.



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