Il giallo di via San Giorgio

Il giallo di via San Giorgio

Con un nome come il suo è difficile pretendere un destino ordinario, ma la vita anonima e in solitudine è quanto di più desiderabile per Astore Rossi, deciso a seppellire il suo passato e le ferite appena cicatrizzate. Quarantino alto e smilzo, restauratore di mobili d’epoca burbero e riservato, ha scelto appositamente di vivere in via San Giorgio, così defilata dalla vivacità cittadina di provincia, nascosta tra vicoli di serrande abbassate e vestigia di attività economiche ormai estinte. La sua bottega, che olezza di colla e vernici, è proprio sotto all’appartamento in cui consuma magri pasti e trascorre le sere in compagnia di un buon libro e un degno bicchiere di vino. Poche chiacchiere e scarse relazioni umane, la sua vita è tutta qui, ma ne è geloso e soddisfatto. L’unica eccezione all’ostinata condizione da animale sociale riluttante sono le chiacchiere scambiate con l’anziana dirimpettaia, l’ottuagenaria Luisa Ruggeri. Pimpante e sempre pronta al sorriso, Luisa è riuscita a fare breccia nella vita-fortino del “signor Astore”, come usa chiamarlo lei. Lo ha conquistato con un piatto di cappelletti in brodo preparati da lei e condivisi insieme la sera della vigilia di Natale. Da quella cena, accompagnata dai confortanti racconti di vita dell’adorabile convitata, Astore ha imparato ad apprezzare la compagnia di Luisa, che una mattina gli annuncia di essere in partenza per la montagna. Si recherà a Radeno, per trascorrere almeno una settimana nella sua villa disabitata sull’Appennino emiliano. Ma non passano neanche due giorni, che Luisa fa ritorno a casa. Astore la vede avvicinarsi al portone con passo instabile e visibilmente sconvolta. La accompagna fino al piano, la donna è afflitta e biascica frasi che Astore non riesce a decifrare. Prima di salutarlo gli consegna una chiave dalla strana fattura e con una frase sibillina, gli affida infine un compito: “Rimedia tu al male passato”. Sono le ultime parole della donna, che due giorni dopo, viene trovata morta nel suo appartamento. Le informazioni sul ritrovamento vengono fornite ad Astore da Barbara Spada, nipote di Luisa, bionda, seducente e due occhi che ipnotizzano. Tra i due nasce subito un’attrazione, insieme all’intenzione dell’uomo di saperne di più sulla chiave e sulle ultime parole di Luisa. Superati i propositi iniziali di non permettere a niente e a nessuno di turbargli l’esistenza, Astore decide di scoprire quali segreti possa custodire quella chiave. Ma quali sono i mali ai quali deve porre rimedio?

L’avvocato emiliano Riccardo Landini, ex “bambino triste”, così soprannominato per le sue letture d’infanzia, popolate dalle storie di Edgar Allan Poe e di Robert L. Stevenson, è oggi un prolifico scrittore di gialli. Una passione e una vocazione che nel 2013 gli sono valse l’assegnazione del premio Giallo Stresa, in cui racconta dei delitti compiuti ai danni dei finalisti di un concorso letterario noir. I suoi protagonisti non sono sempre investigatori professionisti, ma un po’ per caso, come per Astore Rossi, un po’ per necessità, come per Brenno Sandrelli, si ritrovano loro malgrado coinvolti in matasse più o meno intricate di cui ritrovare il bandolo, in modo ostinato e a rischio della propria vita. In un artistic statement pubblicato sulla sua pagina Facebook, Landini dichiara che “Scrivere non è necessario, ma se la passione ti travolge al punto che non puoi farne a meno, allora ricorda che è una gran fatica, bisogna metterci l’anima, tanto sudore, occorrono lacrime e talora i sorrisi che non possiedi...”. E se il perito assicurativo Sandrelli ha già dato vita alla trilogia dell’inganno, anche per il restauratore Astore si prospetta una lunga vita in giallo, la cui nuova indagine è ormai alle stampe e, date le premesse, sarà di certo un’altra storia da rimanere incollati al libro.



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