Il gioco del mai

Il gioco del mai

La Winnebago – una motorhome – di Colter Shaw è parcheggiata in California, nella Silicon Valley. Carole, la proprietaria del campeggio, gli sta chiedendo di dare un’occhiata in giro, ha visto un tizio con una specie di molotov pronta per essere lanciata e si sa quali danni possa fare un incendio in quella zona. In effetti un tizio c’è e ha anche qualcosa in mano che può sembrare una molotov, peggio ancora si sta dirigendo proprio verso il suo camper. Colter chiama la polizia ma l’uomo con la bottiglia in mano non gli lascia il tempo di aspettarli, in mano gli è apparso un accendino. Non basta affrontarlo per evitare che, sentite le sirene avvicinarsi, lanci la bottiglia, borbottando qualcosa che Shaw non capisce bene. L’essere così vicino però, mentre il tizio con la faccia da roditore scappa, permette a Shaw di intervenire immediatamente con l’estintore e limitare i danni praticamente a zero. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che il giorno prima Colter ha commesso un reato di cui nessuno sembra essersi ancora accorto o aver collegato a lui. Mentre legge - cercando di capirne l’importanza - le carte che ha sottratto, riceve una telefonata che gli segnala una ragazza scomparsa nella Silicon Valley, ricompensa di 10.000 dollari. E siccome Colter Shaw di mestiere fa il tracker, il localizzatore, la sua permanenza in zona diventa motivata. Dopo una prima sommaria (per quanto possa esserlo quello che fa il figlio di Ashton Shaw), ricognizione prima dal padre della ragazza e poi sul luogo della scomparsa, si presenta negli uffici della task force che opera nella valle. Da subito è chiaro che poco è stato fatto e con i suoi metodi decisamente anomali ma più che efficaci, il tracker costringe in un certo senso la polizia a intervenire diventandone in qualche modo traino e collaboratore...

I lettori di Deaver sanno quanto questo autore possa essere eclettico e in questa nuova serie che ha iniziato, ne troveranno ulteriore conferma. Colter Shaw, il protagonista è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto a Lincoln Rhyme – detective tetraplegico - con cui Deaver è diventato famoso. Shaw, la cui paura più grande non è la morte ma paradossalmente il rimanere disabile, paralizzato o peggio, in realtà è stato addestrato insieme al fratello e alla sorella ad affrontare letteralmente qualunque tipo di prova fisica e all’uso di tutte le armi. È in grado di muoversi in qualunque territorio: bosco, deserto, acqua o città, usando i sensi come un animale selvatico e calcolando le probabilità di successo di ogni eventuale azione. In un certo senso è anche lui un detective, si occupa di trovare persone scomparse per cui sia stata offerta una ricompensa. Quando le trova, non le arresta, se si tratta di qualcuno che ha commesso un reato, avvisa la polizia, altrimenti tenta di riportarlo a casa o avvisa chi lo cerca. Un personaggio ancora enigmatico, che molto probabilmente non vive solo di quello, tenuto conto anche che si serve di una rete di appoggio notevolmente estesa e ovviamente molto costosa. Dalla lettura di questo romanzo, l’impressione (sostenuta anche da alcune risposte che ha dato l’autore durante un incontro coi blogger italiani) è che in qualche modo Deaver abbia fatto un passo avanti rispetto al romanzo thriller entrando più a fondo nel sociale. Per quanto lo si “scopra” solo verso la fine, partendo dai videogiochi e dai cosiddetti nerd arriva a toccare un tema di quelli davvero scottanti e di attualità stringente. Una piacevole ma non inaspettata sorpresa, un personaggio che si farà amare da molti, nella scrittura consueta di un grande autore.



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