Il gioco di Lollo

Il gioco di Lollo

Lorenzo, per tutti Lollo, è il maggiore di tre fratelli. Alessandro ha due anni e nove mesi meno di lui, mentre Viola è più piccola di lui di quattro anni e nove mesi. Evidentemente i suoi genitori amano molto festeggiare il giorno del suo compleanno, tant’è che, per ben due volte, hanno pensato bene di moltiplicare la famiglia proprio in quella occasione. D’altra parte la sua è una famiglia strana, i suoi genitori non sono proprio persone normali, hanno tutti una vita piuttosto incasinata e cenano tardissimo la sera, perché la mamma fa la giornalista, rincasa spesso a tarda ora e non esiste che non si mangi tutti insieme. Il papà, che lavora in aeroporto, compensa un po’ le stranezze della mamma, riempie i figli di coccole, li aiuta nei compiti ed è un bravissimo cuoco. Però, a dir la verità, niente e nessuno riesce a battere i racconti della mamma: spesso, prima di dormire, i tre fratelli amano ascoltare i fatti di cui si è occupata durante il giorno e a volte vogliono sentire la stessa storia ancora e ancora. Ormai conoscono a memoria la favola-notizia dell’omicidio in cui la mamma aveva capito chi fosse il colpevole prima ancora della polizia o dei carabinieri o la storia dell’inchiesta sui combattimenti tra pitbull. È il 17 luglio 2013: i tre ragazzi sono in casa con nonna Rita e nonno Nando, perché la mamma ed il papà sono dovuti andare a Roma. Quando finalmente rientrano, dopo aver confabulato un po’ con i nonni, chiamano i figli a rapporto in sala, per comunicare loro una notizia fantasmagorica. La mamma ha scritto per il giornale un articolo talmente bello che ha ricevuto in premio non uno, ma quattro autisti, che da quel momento in poi li accompagneranno in ogni spostamento. E non è finita qui. Ogni volta che, da ora in poi, accadrà qualcosa di speciale o la mamma pubblicherà un articolo particolarmente interessante, i ragazzi inseriranno delle crocette nelle caselle di un tabellone appositamente creato e, udite udite, quando tutte le caselline saranno state completate, arriverà il momento del premio più importante: una villa, addirittura…

“Living is easy with eyes closed”, cantavano i Beatles in Strawberry Fields Forever. Grande verità, la vita è davvero più facile se si tengono gli occhi chiusi, se si nasconde la testa sotto la sabbia e si finge di non vedere quello che non va. Ma Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria de “la Repubblica”, forse non hai mai ascoltato i Beatles o forse, semplicemente, non si sente uno struzzo ma una leonessa, e non ci sta. Non esita ad affondare la sua penna nell’inchiostro della verità, indice puntato contro ogni bieca forma di assenza, impegnandosi a denunciare: sua è l’inchiesta sul malaffare, sulla criminalità organizzata in odore di mafia ad Ostia che le ha fruttato, nel corso degli anni, numerosi premi e riconoscimenti nonché, dal 2013, una scorta armata, resasi necessaria dopo le minacce mafiose ricevute. E se nel suo precedente libro, A mano disarmata, descrive i millesettecento giorni sotto scorta per evitare aggressioni da parte del clan del Litorale, questa volta cede la voce narrante e la penna al figlio maggiore che racconta la mafia vista dagli occhi di un bambino. Un bambino che all’epoca dei fatti ha solo otto anni, ma non ha peli sulla lingua - esattamente come la madre - ed ha già le idee chiare. Per lui la vita “è come un videogioco con i livelli da superare”. E molti saranno i livelli che Lollo, insieme ai fratelli, dovrà valicare per raggiungere l’obiettivo finale di quel fantasmagorico gioco nel quale mamma e papà- preoccupati che ai figli non arrivi la percezione del reale pericolo che tutti stanno correndo- hanno coinvolto l’intera famiglia, un gioco che rimanda inevitabilmente a quel meraviglioso espediente inventato da Guido ne La vita è bella per preservare il candore del figlio Giosuè di fronte alle brutture della guerra e dei campi di concentramento. Quando poi, per caso, Lollo scopre che il gioco è solo uno stratagemma per sconfiggere quel gigante mostro che è la mafia, il suo talento e la sua maturità gli forniscono gli strumenti per portare il proprio personale contributo alla lotta intrapresa dalla madre, per trasformare il gioco iniziale nel suo gioco, il gioco di Lollo appunto. E questa volta il premio sarà tornare a respirare quella libertà che “ha un profumo bellissimo”, quella libertà che – Giorgio Gaber docet – è partecipazione.



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